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ELENCO POST:

martedì 25 febbraio 2020

I 17 PIANETI e I 35 PIANETI NANI , DEL SISTEMA SOLARE. by INSA

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Aggiornato il 01/06/2020

I 17 PIANETI DEL
SISTEMA SOLARE


I pianeti con diametro superiore a 2000 km:
All'indomani della definizione della IAU di pianeta nano, alcuni scienziati hanno espresso il loro disaccordo con la risoluzione della IAU.
Diamo quindi un idea per una nuova definizione degli oggetti del Sistema Solare, il termine pianeta deriva dal Greco e vuol dire errante, ed errante lo è pure un satellite, oltretutto un grande satellite insieme al suo primario orbitano entrambi intorno al comune baricentro, e nel caso di Plutone e Caronte questo si trova al di fuori del corpo primario, ed in questo caso possiamo definirli simili, visto che tutti e due orbitano intorno al baricentro e ad esso mostrano sempre la medesima faccia.

Alan Stern , il direttore della missione New Horizons della NASA su Plutone , rifiuta l'attuale definizione IAU di pianeta, sia in termini di definizione dei pianeti nani come qualcosa di diverso da un tipo di pianeta, sia nell'uso delle loro caratteristiche orbitali (piuttosto che caratteristiche intrinseche) di oggetti per definirli come pianeti nani. Quindi, nel 2011, si riferiva ancora a Plutone come a un pianeta, e accettava che gli altri pianeti nani come Cerere ed Eris, nonché le lune più grandi , come pianeti aggiuntivi.
Anche il sito del JPL cataloga ancora Plutone tra i pianeti e non tra gli asteroidi catalogati.

Sinceramente dopo i recenti studi che hanno messo in discussione il fatto che grandi corpi non sono in equilibrio idrostatico, mentre lo sono alcuni piccolissimi, mette tutto in discussione, difatti risulta che la Luna con 3476 km non sia in equilibrio come Giapeto che con i suoi 1471 km di diametro non è oggi in equilibrio e quindi potrebbero non esserlo corpi come Makemake o Haumea, mentre alcuni asteroidi riaggregati di macerie (Rubble Pile) potrebbero esserlo, e ciò è stato ventilato pure per asteroidi come Igea ed Interamnia, mentre è certo che Vesta e Pallade non lo sono.

In definitiva l'equilibrio idrostatico, come parametro discriminante è una ''boiata pazzesca'', anche se Fantozzi diceva di peggio....

Proposta:
Quindi una maniera semplice sarebbe quella di catalogarli in base a dimensioni e composizione, definendo pianeti tutti i corpi superiori a 2000 km di diametro (tabelle 1 e 2), e come pianeti nani tutti i corpi da 1999 km a 650 km di diametro (tabelle 3 e 4), (ma potrebbero essere anche altri, fino a 600 km, vedi tabella 5), indifferentemente se siano primari o satelliti.
Oltretutto tra i 2326 km di Eris, ed i 1651 km medi per Haumea, vi è un bel gap, mentre invece vicino alla dimensione di Haumea ci sono diversi corpi: Titania, Oberon, Rea, Giapeto, Makemake, Gonggong, Caronte, ecc.
I corpi sotto i 649 km potrebbero poi essere divisi in grandi e piccoli asteroidi , e grandi e piccoli satelliti, dopo aver definito una dimensione limite (tipo 100 km), così come i corpi sotto i 50 metri potrebbero essere scorporati e definiti meteoroidi, o detriti satellitari.

A questo punto, in base alla composizione, i 17 Pianeti (satellitari o meno), si dividono in tre categorie:
1) - I 4 pianeti giganti gassosi
2) - I 7 pianeti terrestri
3) - I 6 pianeti ghiacciati

Mentre i 35 (attualmente) Pianeti Nani si suddividono in:
1) - Pianeta Nano Terrestre (Cerere)
2) - Pianeti Nani Ghiacciati (tutti gli altri)

I 17 PIANETI

Tabella (1) : i 4 pianeti terrestri, i 4 pianeti giganti, i 2 pianeti ghiacciati.

Pianeta
Raggio 

equat.

Raggio 

medio
MassaDensità
Periodo
rot.

siderale

Periodo
orbita
le
V
(1,0)
Alb.
eq.

fuga
Nome
e Link
(Km)(Km)(x1024kg)(kg/dm3 )(giorni)(anni)(MAG)(m/s2)(km/s)
Mercurio
2440,53
± 0,04

2439,4
± 0,1

0,330114
± 0,000021

5,4291
± 0,0007
58,6462
0.240847
-0,60
± 0,10
  
0,106  
3.70  
4.25
Venere
6051,8
± 1,0

6051,8
± 1,0

4.86747
± 0.00023

5,243
± 0,003
-243,018
0.615197
-4,47
± 0,07
  
0.65  
8.87  
10.36
Terra
6378.14
6371.01
5.97237
± 0.00028

5,5136
± 0,0003

0.99727
1.000017
-3,86  
0.367  
9.80  
11.19
Marte
3396,19
± 0,1

3389.50
± 0.2

0.641712
± 0.000030

3,9341
± 0,0007

1.025957
1.880848
-1,52  
0.150  
3.71  
5.03
Giove
71492
± 4

69911
± 6

1898,187
± 0,088

1,3262
± 0,0003

0,41354
11.86262
-9,40  
0.52  
24.79  
60.20
Saturno
60268
± 4

58232
± 6

568.336
± 0.026

0,6871
± 0,0002

0,44401
29.4475
-8,88  
0.47  
10.44  
36.09
Urano
25559
± 4

25362
± 7

86.8127
± 0.0040

1,270
± 0,001

-0,71833
84.01685
-7,19  
0.51  
8.87  
21.38
Nettuno
24764
± 15

24622
± 19

102,4126
± 0,0048

1,638
± 0,004

0,67125
164,7913
-6,87  
0.41  
11.15  
23.56
Plutone
1188,3
± 1,6

1188,3
± 1,6

0,013030
± 0,000027

1,89
± 0,06

-6,3872  
247,9207
-1.0  
0.3  
0.62  
1.21  
Eris
1163±6

1163±6

0,0166
± 0,0002

2,52
± 0,02

1,08  
557,55
-1.17  
0.96  
0.82  
1.38  

Tabella (2) : i 3 pianeti satellitari terrestri, i 4 pianeti satellitari ghiacciati.

Pianeta
satellitare

Primario

Diametro
MassaDensità
Periodo
rotazione
DistLinkAlb.
Gravità

fuga
NomeNome(Km)Terra=1(kg/dm3 )(giorni)(UA)(clicca)(m/s2)(km/s)
Luna
Terra
3.476


0,0123


3,346

29,53

1,00
QUI0,12
1,622  
2,38

Io
Giove
3.642


0,01495


3,528

1,79913



5,2


QUI
x1,79

  
2,6


Europa
Giove
3.121,6


0,008


3.013


3,5518

5,2

 QUI
x

1,314  
2,025


Ganimede
Giove
5.262,2


0,025


1,936


7,15455



5,2

QUI 
0,43

 1,428 
2,741

Callisto
Giove
4.820,6




0,018
1,8316,68902

5,2
QUI


0,201,236

  
2,441
Titano
Saturno
5.150




0,0225
1,88


15,94542



9,54
QUIx1,35

  
2,63

Tritone
Nettuno
2.706,8


0,0035


2,061


5,8768530.11

QUI

0,78  
1,50
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I 35 PIANETI NANI
DEL SISTEMA SOLARE


Tabella (3) : i 10 pianeti nani satellitari.

Pianeta
nano
satellitare

Primario
DiametroMassaDensità
Periodo
rotazione
DistLinkAlb.
Gravità

fuga
NomeNome(Km)Terra=
1000
(kg/dm3)(giorni)(UA)(clicca)(m/s2)(km/s)
Teti
Saturno
1.062,2
0,103
0,984
1,88789,582
QUI  
x  
0,146  
0,394
Dione


Saturno
1.122,8
0,1834
1,478
2,736915
9,582
QUI  
x  
0,232  
0,51
ReaSaturno


1.527,6
0,39
1,236
4,518212
9,582
QUI  
x  
0,264  
0,635
GiapetoSaturno


1.471
0,223
1,083
79,3215
9,582
QUI  
0,03
0,5
  
0,223  
0,61
ArieleUrano


1.157,8
0,228
1,67
2,52
19,19
QUI  
0,35  
0,27  
0,56
UmbrielUrano


1.169,4
0,202
1,40
4,144
19,19
QUI  
0,19  
0,232  
0,52
TitaniaUrano


1.577,8
0,595
1,72
8,706
19,19
QUI  
0,27  
0,378  
0,77
OberonUrano


1.522,8
0,51
1,63
13,46323
19,19
QUI  
0,23  
0,346  
0,73
CarontePlutone


1.207
0,256
1,65
-6,3872  
39,65
QUI  
x  
0,278  
0,58  
DisnomiaEris


684

x
x
15,774  
67,663
QUI  
0.04  
x  
x  

Tabella (4) : un pianeta nano terrestre, e tutti gli altri (24+).

Pianeta
Nano

Diametro
Dist.MassaDensità
Periodo
rotazione

Periodo
orbita
le
HLink
Gravità

fuga
Nome(Km)(UA)Terra=
1000
(kg/dm3)(ore)(anni)(mag)(m/s2)(km/s)
Cerere939,42,7670,1592,1629h 4' 28''4,604+3,36QUI0,284
Haumea1.65143,2180,6602,263,9154284,12+0,2QUI0,526
Makemake1,43045,6750,5061,7022,48308,69-0,3QUI0,352
Gonggong1,24067,0590,2951,7222,4549,16+1,8QUI0,301
Quaoar1,11043,6180,2381,998,84288,07+2,4QUI0,309
Sedna995483,280,1732,010,27310.624,6+1,6QUI
2002 MS4    934 / 78742,011

7,33271,49+3,7QUI
Orco91739,3590,0971,5313,188246,94+2,31QUI0,196
Varuna89642,9500,0620,9926,3436281,49+3,76QUI0,124
  
Salacia85441,9470,07051,266,09271,68+3,9QUI0,15
Pianeta
Nano

Diametro
Dist.MassaDensità
Periodo
rotazione

Periodo
orbita
le
HLink
Gravità

fuga
Nome(Km)(UA)Terra=
1000
(kg/dm3)(ore)(anni)(mag)(m/s2)(km/s)
2018 VG1884495,234929+3,6QUI
2014 EZ5177052,491380,29+3,7
2002 AW19776847,3478,86325,79+3,3QUI
2003 AZ8474039,3620,0260,876,75247,89+3,6QUI0,086
2013 FY2774058,900452,05+3,0QUI
2010 RF4373549,426347,49+3,7
Varda71646,0470,0411,275,91312,47+3,2QUI0,127
2010 JO17970279,30330,6706,22+3,98
2010 KZ3970245,395305,86+4,03
2012 VP113702255,824.091,8+4,1
Pianeta
Nano
DiametroDist.MassaDensità
Periodo
rotazione

Periodo
orbita
le
HLink
Gravità

fuga
Nome(Km)(UA)Terra=
1000
(kg/dm3)(ore)(anni)(mag)(m/s2)(km/s)
2004 GV968042,2615,86274,74+4
2005 RN4367941,359265,98QUI
2015 KH16267162,288491,61+3,9
2015 RR24567081,294731,50+3,7
2002 UX25a66542,488276,95




  

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Tabella (5) : 9 Corpi da 650 a 600 km. (eventualmente da inserire).

Pianeta
Nano
DiametroDist.MassaDensità
Periodo
rotazione

Periodo
orbita
le
HLink
Gravità

fuga
Nome(Km)(UA)Terra=
1000
(kg/dm3)(ore)(anni)(mag)(m/s2)(km/s)
2014 UZ224635108,901136,42+3,5QUI
G!kun||'hòmdìmà63272,7220,0231.0411,05620,17+3,3QUI0,0920.24
2008 OG1961966,2908,727539,73+4,39
Issione61739.66412,4248,80+3,6
2014 AN5561655,920418,18+4,1
Chaos61245,5263,985 g307,19+4,8QUI
2007 JJ4361047,826,04330,74+4,5QUI
2003 UZ413+60039,1044,13244,54+4,38
2017 FO16160659,764462,03+4,3
  

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A cura di Giovanni Donati.


martedì 18 febbraio 2020

IL SISTEMA TERRA - LUNA, creazione, vita, movimenti. by Andreotti Roberto - INSA.

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Aggiornato il 17/07/2020

IL SISTEMA
TERRA - LUNA

Il sistema Terra-Luna è la seconda coppia pianeta-satellite del sistema solare ad avere forze mareali sensibili sul pianeta. Questo è dovuto al rapporto delle masse di ben 1/81, la seconda nel sistema solare, solo il sistema Plutone-Caronte supera questo valore, con un rapporto di masse di 1/9 che ha però portato al raggiungimento dell'equilibrio mareale, difatti il periodo di rotazione di Plutone, quello di Caronte e il periodo di rivoluzione di Caronte sono sincronizzati, ed entrambi si mostrano sempre la solita faccia.
Quindi la Terra è l'unico pianeta ad avere cicli mareali con deformazione sia della crosta, ed in maniera più evidente del livello dei mari.
LINK:
LA TERRA il nostro pianeta.
LA LUNA il satellite della Terra.


Creazione:

Formazione della luna:
Sono state proposte diverse ipotesi per spiegare la formazione della Luna che, in base alla datazione isotopica dei campioni di roccia lunare portati sulla Terra dagli astronauti delle missioni Apollo, risale a 4,527 ± 0,010 miliardi di anni fa, cioè circa 40 - 50 milioni di anni dopo la formazione del sistema solare.

Il sistema Terra-Luna ha una grande quantità di momento angolare per unità di massa e la Luna ha un nucleo notevolmente piccolo per un corpo delle sue dimensioni. Queste osservazioni suggeriscono che la Luna si sia formata da un impatto gigantesco, ad angolo obliquo, tra la Terra e un embrione planetario un po 'più piccolo chiamato Theia.

Simulazioni numeriche mostrano che il nucleo di Theia si sarebbe coalizzato con quello della Terra, aumentando quindi la densità media del pianeta, difatti la Terra è il pianeta più denso, mentre il materiale fuso e vaporizzato dai mantelli di entrambi i corpi formava un disco di accrescimento in orbita attorno alla Terra ( Canup, 2004 ).
Theia probabilmente aveva una massa di circa 1/10 di quella terrestre, tipo Marte.
Il fatto che la Luna non abbia successivamente acquisito più materiale portante di ferro suggerisce che la collisione avvenne vicino alla fine della formazione della Terra ( Canup e Asphaug, 2001), quando essa aveva già un nucleo differenziato.
Il sistema isotopico di hafnio-tungsteno indica che il nucleo della Luna si è formato circa 40 milioni di anni dopo l'origine del sistema solare, il che suggerisce che l'impatto sulla formazione della Luna è avvenuto immediatamente prima di questo ( Kleine et al. , 2005 ).
Le simulazioni degli impatti ad alta risoluzione mostrano che la maggior parte del materiale destinato a formare la Luna proveniva dalle parti esterne di Theia piuttosto che dalla Terra ( Canup, 2004 ).
Oggi, a sostegno di questa tesi, abbiamo rilevato che sia la Terra e sia la Luna hanno composizioni isotopiche di ossigeno sostanzialmente identiche ( Wiechert et al. , 2001 - Wada et al. , 2006 ).
Ciò suggerisce che la Terra e Theia provenissero dalla stessa regione della nebulosa solare .
Le varie simulazioni che riproducono con successo le caratteristiche del sistema Terra-Luna implicano una collisione a bassa velocità e ciò suggerisce anche che i due corpi orbitavano all'incirca alla stessa distanza dal Sole.


Il momento angolare di rotazione del sistema Terra-Luna è straordinariamente alto rispetto a quello di Marte, Venere o della sola Terra.
Alcuni eventi o processi hanno fatto aumentare il sistema rispetto agli altri pianeti terrestri .
Tuttavia, il momento angolare del sistema Terra-Luna (3,41 × 10E41 g·cm2/s) non è sufficientemente elevato da consentire la fissione classica .
Se tutta la massa del sistema Terra-Luna fosse concentrata nella Terra, la Terra ruoterebbe per un periodo di 4 ore. Tuttavia questa rapida rotazione non è sufficiente per indurre la fissione, anche in una Terra completamente fusa.

Perdita atmosferica:
La formazione dei pianeti terrestri del sistema solare si è conclusa con un periodo di impatti giganteschi. Precedenti lavori che esaminano la perdita volatile causata dallo shock dell'impatto che ha portato alla formazione della luna, trovano perdite atmosferiche al massimo del 20-30% e sostanzialmente nessuna perdita di oceani.
Tuttavia, impatti giganteschi comportano anche il riscaldamento termico, che può portare a una significativa fuga atmosferica attraverso un vento di tipo Parker.

Ipotizziamo che l'acqua e altre specie degassate di peso molecolare medio-alta possono essere efficacemente perse attraverso questo vento termico se presenti in un'atmosfera dominata dall'idrogeno, alterando sostanzialmente l'inventario volatile finale dei pianeti terrestri.
In particolare, dimostriamo che un impatto gigantesco di un embrione delle dimensioni di Marte, come Theia, con una proto-Terra può rimuovere la quantità di acqua di diversi oceani terrestri ed anche altre specie volatili più pesanti, insieme ad un'atmosfera primordiale a idrogeno.

Nel grafico riportiamo le simulazioni, dimostrando che un impatto come quello con Theia possa aver portato via oltre all'involucro di idrogeno-elio, anche un volume d'acqua pari ad almeno 5 volte quello presente oggi ).

Questi risultati possono offrire una spiegazione per l'esaurimento osservato nel bilancio dei gas nobili leggeri sulla Terra e per l'esaurimento dello xeno, il che suggerisce che la Terra abbia subito una significativa perdita atmosferica entro la fine del suo accrescimento.
Poiché gli embrioni planetari sono abbastanza massicci da trattenere involucri di idrogeno primordiali e perché gli impatti giganteschi sono stocastici e si verificano in concomitanza con altri processi evolutivi atmosferici iniziali, i nostri risultati suggeriscono un'ampia diversità degli involucri atmosferici tra prima e dopo un impatto di dimensioni planetarie.

LINK (PDF) : https://arxiv.org/pdf/2007.01446.pdf 

Il sistema Terra-Luna è una rarità?
L'origine del sistema Terra-Luna è in ultima analisi collegata alla domanda "Come si crea un pianeta abitabile?"
Alcuni studiosi hanno sostenuto che la Terra è il pianeta più diversificato in 10.000 anni luce di spazio, sebbene la vasta gamma di pianeti extrasolari che vengono scoperti ultimamente sfida seriamente questa conclusione.
Una ragione per pensare che la Terra sia un tipo di pianeta raro riguarda la questione di come realizzare una grande Luna che mantenga bassa l'obliquità della Terra e stabilizzi così il suo clima (Williams & Pollard, 2000). La modellazione estesa negli ultimi anni mette in discussione l'unicità del sistema Terra-Luna, suggerendo che durante la formazione planetaria satelliti come la Luna possono formarsi in una vasta gamma di condizioni ( Righter, 2007 ).
In effetti, il satellite di Plutone, Caronte, si ipotizza che potrebbe essersi formato in modo simile alla Luna. Sebbene non sia ancora possibile risolvere pianeti extrasolari piccoli come la Terra, diversi pianeti extrasolari più grandi sono stati segnalati con una componente rocciosa e probabilmente hanno acqua.

( Il sistema extra-solare Trappist-1, confrontato con i pianeti terrestri ).

Evoluzione della biosfera
a seguito di impatti asteroidali:
Le evidenze del sistema Terra-Luna suggeriscono che il tasso di craterizzazione si era sostanzialmente stabilizzato a qualcosa che si avvicinava a un valore costante di 3,0 miliardi di anni fa. Sebbene non si verificassero più impatti importanti, vi erano ancora impatti occasionali che causavano crateri nella gamma dimensionale di circa 100 km.
Si ritiene che la Luna abbia in parte schermato la Terra proteggendola da una parte importante di impatti catastrofici e stabilizzando le condizioni climatiche, impedendo forti oscillazioni dell'asse terrestre.
La documentazione terrestre contiene i resti delle strutture di Sudbury, in Canada e Vredefort, in Sudafrica , che hanno portato a stime dei diametri originali del cratere rispettivamente di ∼250 km e ∼300 km, ed età di ∼2 miliardi di anni fa. È improbabile che eventi di queste dimensioni abbiano causato significativi cambiamenti a lungo termine nella geosfera solida , ma probabilmente hanno influenzato la biosfera della Terra.
In aggiunta a questi Precambriani crateri da impatto, una serie di anomali depositi di sferule con età compresa tra ~2.0 a 3,5 Ga. Sono stati scoperti in tempi relativamente recenti in Australia e Sud Africa. Le prove geochimiche e fisiche indicano un'origine di impatto per alcuni di questi depositi; al momento, tuttavia, i loro crateri di origine sono sconosciuti. Se, come indicato, uno di questi depositi di sferule in Australia è temporalmente correlato a uno in Sudafrica, la sua estensione spaziale sarebbe superiore a 32.000 km2   .

CHICXULUB E LA SCOMPARSA DEI DINOSAURI:
Al momento, l'unico caso di un legame fisico e chimico diretto tra un evento di grande impatto e i cambiamenti nella documentazione biostratigrafica si trova al "confine cretaceo-paleogene", che si è verificato ∼65 milioni di anni fa.
Le prove fisiche a livello mondiale per l'impatto includono: microscopiche deformazioni planari prodotte da shock nel quarzo e in altri minerali; la presenza di stishovite (un polimorfo ad alta pressione di quarzo) e diamanti a impatto; minerali ad alta temperatura ritenuti condensati di vapore ; e varie sferule di fusione ad impatto generalmente alterate. Le prove chimiche consistono principalmente in un'anomalia geochimica, indicativa di una miscela di materiale meteoritico, in indisturbate sezioni del Nord America, che sono stati trovati nelle paludi e in stagni a terra, ed il confine è costituito da due unità: uno più basso, legato alla balistica del materiale espulso , ed una superiore, legata alla dispersione atmosferica nella palla di fuoco impatto e la successiva ricaduta su un periodo di tempo. Questo strato da ''palla di fuoco'' si verifica in tutto il mondo, ma l'orizzonte delle eiezioni è noto solo in Nord America.

Il confine tra Cretaceo e Paleogene segna un'estinzione di massa nella documentazione biostratigrafica della Terra.
Inizialmente, si pensava che la polvere nell'atmosfera causasse l'oscuramento globale, la cessazione della fotosintesi e il raffreddamento. Altri potenziali meccanismi di uccisione sono stati suggeriti.
La fuliggine, ad esempio, è stata identificata anche nei depositi di confine e la sua origine è stata attribuita a incendi dispersi a livello globale. La fuliggine nell'atmosfera potrebbe aver migliorato o addirittura sopraffatto gli effetti prodotti dalle nuvole di polvere globali.
Di recente, è stata posta una crescente enfasi sulla comprensione degli effetti degli ejecta vaporizzati e sciolti sull'atmosfera.
Modelli della radiazione termica prodotta dal rientro balistico di ejecta condensato dal vapore e dal pennacchio di fusione dell'impatto indicano il verificarsi di un impulso di radiazione termica sulla superficie terrestre. Il modello di sopravvivenza degli animali terrestri 65 milioni di anni fa è in generale d'accordo con l'idea che questo intenso impulso termico sia stato il primo colpo globale alla biosfera.

Sebbene la documentazione relativa ai depositi al confine tra Cretaceo e Paleogene sia coerente con l'insorgenza di un impatto notevole, è chiaro che molti dettagli dei potenziali meccanismi di uccisione e dell'estinzione di massa associata non sono completamente noti. Il "cratere killer" è stato identificato come la struttura di ∼180  km di diametro, noto come Chicxulub, sepolto sotto ∼1  km di sedimenti nella penisola dello Yucatan, in Messico. Le variazioni nella concentrazione e nella dimensione dei grani di quarzo sconvolti e lo spessore dei depositi al contorno, in particolare lo strato di ejecta, puntavano verso un cratere di origine in America Centrale. Minerali scioccati sono stati trovati in depositi sia interni che esterni alla struttura Chicxulub, così come le rocce di fusione a impatto, con un'età isotopica di 65 Ma.


Chicxulub può fornire la chiave per potenziali meccanismi di estinzione. Le rocce target includono depositi di (CaSO4) e modelli di calcolo per l'impatto di Chicxulub indicano che la SO2 rilasciata avrebbe inviato ovunque tra 30 e 300 miliardi di tonnellate di acido solforico nell'atmosfera, a seconda delle condizioni di impatto esatte. Gli studi hanno dimostrato che l'abbassamento delle temperature a seguito di grandi eruzioni vulcaniche è principalmente dovuto agli aerosol di acido solforico. I modelli, utilizzando sia la stima superiore che quella inferiore della massa di acido solforico creata dall'impatto di Chicxulub, portano a un calo calcolato della temperatura globale di diversi gradi Celsius. L'acido solforico alla fine ritornerebbe sulla Terra sotto forma di pioggia acida, il che provocherebbe l'acidificazione dell'oceano superiore e potenzialmente porterebbe a estinzioni marine. Inoltre, il riscaldamento ad impatto di azoto e ossigeno nell'atmosfera produrrebbe gas NOx che influenzerebbero lo strato di ozono e, quindi, la quantità di radiazione ultravioletta che raggiunge la superficie terrestre. Come gli aerosol contenenti zolfo, questi gas reagirebbero con l'acqua nell'atmosfera formando acido nitrico, che comporterebbe ulteriori piogge acide.

La frequenza degli eventi delle dimensioni di Chicxulub sulla Terra è dell'ordine di uno ogni ∼100  Ma. Impatti minori, ma comunque significativi, si verificano su scale temporali più brevi e potrebbero influenzare il clima terrestre e la biosfera a vari livelli. Alcuni calcoli del modello suggeriscono che la polvere viene iniettata nell'atmosfera dalla formazione di crateri da impatto di appena 20 km potrebbe produrre riduzioni della luce globali e sbalzi di temperatura. Tali impatti si verificano sulla Terra con una frequenza di circa due o tre ogni milione di anni, ma è improbabile che abbiano un grave impatto sulla biosfera. La componente più fragile dell'attuale ambiente, tuttavia, è la civiltà umana, che dipende fortemente da un'infrastruttura organizzata e tecnologicamente complessa per la sua sopravvivenza. Sebbene raramente pensiamo alla civiltà in termini di milioni di anni, non vi è dubbio che se la civiltà dura abbastanza a lungo, potrebbe soffrire gravemente o addirittura essere distrutta da un evento di impatto.

TUNGUSKA:
Gli impatti possono verificarsi su scale storiche. Ad esempio, l'evento di Tunguska in Russia nel 1908 fu dovuto all'esplosione atmosferica di un corpo relativamente piccolo ad un'altitudine di ∼10 km.
L'energia rilasciata, basata su quella richiesta per produrre i disturbi sismici osservati, è stata stimata nell'equivalente di un esplosione di ∼10 megatoni di Trinitrotoluene (TNT).
Sebbene l'esplosione abbia causato la devastazione di ∼2000 km2 della foresta siberiana, non vi fu alcuna perdita di vite umane. Eventi come Tunguska si verificano su scale temporali di 1000 anni. Fortunatamente, il 70% della superficie terrestre è oceanica e la maggior parte della superficie terrestre non è densamente popolata. Tali impatti oceanici, tuttavia, potrebbero provocare devastanti ondate di tsunami nelle zone costiere.

BENEFICI PER LA VITA:
Oltre ai suddetti effetti deleteri degli impatti dei meteoriti , è diventato evidente negli ultimi dieci anni che gli eventi di impatto producono numerosi effetti benefici rispetto alla vita microbica. Ancora più importante, è noto che gli eventi di impatto producono diversi habitat che sono altamente favorevoli alla vita e che non erano presenti prima dell'evento di impatto.

Gli habitat principali includono:
 (1) sistemi idrotermici generati da impatto , che potrebbero fornire habitat per microrganismi termofili e ipertermofili.
 (2) rocce cristalline trattate con impatto, che hanno aumentato la porosità e la traslucenza rispetto ai materiali non sguainati, migliorando la colonizzazione microbica.
 (3) vetri da impatto, che, simili ai vetri vulcanici, forniscono un'ottima fonte prontamente disponibile di elementi bioessenziali.
 (4) laghi da cratere da impatto, che formano protetti bacini sedimentari con varie nicchie e che aumentano il potenziale di conservazione di fossili e materiale organico. 



Pertanto, i crateri da impatto, una volta formati sulla Terra antica e, per analogia su Marte e altri pianeti, potrebbero aver rappresentato i siti principali che fungevano da nicchie protette, dove la vita avrebbe potuto sopravvivere e evolversi e, più speculativamente, forse originarsi.

Di questi habitat, quello che ha ricevuto maggiore attenzione è il sistema idrotermico generato dall'impatto . Ciò deriva dal lungo suggerimento che i sistemi idrotermali potrebbero aver fornito habitat o "culle" per l'origine e l'evoluzione della prima vita sulla Terra e forse altri pianeti, come Marte. Ciò è coerente con gli organismi più antichi dell'albero della vita terrestre, essendo di natura termofila (temperature di crescita ottimali >50° C) o ipertermofila (temperature di crescita ottimali >80° C). Studi su una serie di strutture di impatto sulla Terra suggeriscono che la maggior parte degli eventi di impatto che portano alla formazione di crateri da impatto complessi (cioè > 2–4 e > 5–10 km di diametro sulla Terra e su Marte, rispettivamente) sono potenzialmente in grado di generare un sistema idrotermico.
Gli studi sulla struttura dell'impatto di Haughton nell'Artico canadese suggeriscono che ci sono sei posizioni principali all'interno e intorno ai crateri da impatto in cui possono formarsi depositi idrotermici generati da impatto :
 (1) rocce di fusione a impatto di riempimento del cratere e brecce che si fondono;
 (2) interno dei montanti centrali;
 (3) margine esterno di elevazioni centrali;
 (4) impatto sui depositi di ejecta;
 (5) regione del bordo del cratere;
 (6) sedimenti lacustri post-impatto del cratere . 
La questione se si formino sistemi idrotermici generati da impatto nei crateri di altre parti del Sistema solare rimane aperta, tuttavia, nel 2010, tale prova è stata presentata dal cratere Toro su Marte.

È diventato evidente negli ultimi due decenni che gli eventi di impatto hanno profondamente influenzato l'evoluzione della vita sulla Terra e possono anche aver influenzato le origini della vita.

IPOTESI PANSPERMIA:
C'è anche l'eccezionale questione del potenziale trasferimento della vita da un altro pianeta sulla Terra attraverso eventi di impatto. Gli esperimenti hanno dimostrato che alcuni organismi possono sopravvivere al processo di impatto e alle dure condizioni dello spazio, almeno per il periodo di tempo in cui questi esperimenti sono stati condotti, che è ovviamente limitato dalla durata della vita umana e dalle carriere della ricerca.
Se la vita avrebbe potuto essere espulsa, sopravvissuto al potenziale viaggio di diversi millenni nello Spazio, sopravvivere all'impatto sulla Terra e quindi avere la capacità di colonizzare questo pianeta, rimane solamente una ipotetica congettura in questo momento.

Movimenti:

I moti di Terra e Luna:
Rispetto alle stelle fisse, la Luna completa un'orbita attorno alla Terra in media ogni 27,321661 giorni, pari a 27 giorni, 7 ore, 43 minuti e 12 secondi (mese siderale).
Il suo periodo tropico medio, calcolato da equinozio a equinozio, è invece di 27,321582 giorni, pari a 27 giorni, 7 ore, 43 minuti e 4,7 secondi.
Un osservatore sulla Terra conta circa 29,5 giorni tra una nuova luna e la successiva, per via del contemporaneo movimento di rivoluzione del pianeta.
Più esattamente il periodo sinodico medio tra due congiunzioni solari è di 29,530589 giorni, cioè 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 2,9 secondi.


La Terra e la Luna orbitano attorno a un centro di massa comune, che si trova a una distanza di circa 4.700 km dal centro della Terra. Poiché questo centro si trova dentro alla massa terrestre il moto della Terra è meglio descritto come un'oscillazione. Viste dal Polo nord della Terra l'orbita della Luna attorno alla Terra e l'orbita di questa attorno al Sole avvengono tutte in senso antiorario.
Il sistema Terra-Luna , secondo alcuni , non può essere considerato un pianeta doppio perché il centro di gravità del sistema Terra-Luna non è esterno al pianeta, ma è localizzato 1.700 km al di sotto della superficie terrestre, circa un quarto del raggio terrestre.

A differenza di quanto accade per gli altri satelliti naturali del sistema solare, la Luna è eccezionalmente grande rispetto al pianeta attorno a cui orbita. Infatti, il suo diametro e la sua massa sono pari rispettivamente a un quarto e a 1/81 di quelli terrestri. Nel sistema solare, solo Caronte nel confronto con Plutone ha dimensioni proporzionalmente maggiori, avendo una massa pari all'11,6% di quella del suo primario.
Satelliti di dimensioni confrontabili con quelle della Luna orbitano attorno ai giganti gassosi (Giove e Saturno), mentre i pianeti più affini alla Terra o non hanno satelliti (Venere e Mercurio) o ne hanno di minuscoli (Marte).
Il piano dell'orbita lunare è inclinato di 5°8' rispetto a quello dell'orbita della Terra intorno al Sole (il piano dell'eclittica). Le perturbazioni gravitazionali del Sole impongono all'orbita lunare un moto di precessione, in senso orario, con periodo di 18,6 anni; questo movimento è correlato alle nutazioni terrestri, che possiedono infatti lo stesso periodo. I punti in cui l'orbita lunare interseca l'eclittica sono chiamati nodi lunari. Le eclissi solari accadono quando un nodo coincide con una luna nuova, le eclissi lunari quando un nodo coincide con una luna piena.


Librazione:
Dato che il moto di rivoluzione attorno alla Terra non è perfettamente circolare (vedi sopra), velocità di rotazione e distanza dalla Terra variano leggermente durante un'orbita e i moti di rotazione e rivoluzione presentano degli sfasamenti tali da creare oscillazioni apparenti di lieve entità nel moto di rotazione lunare dette librazioni; anche la precessione del piano dell'orbita contribuisce, sebbene in misura minore, alle oscillazioni di librazione.
Questi sfasamenti consentono ad alcune zone delle superficie lunare di essere visibili per alcuni intervalli di tempo da un osservatore a Terra. Oltre a questo, si aggiunge anche una leggera oscillazione diurna apparente dovuta al moto dell'osservatore sulla superficie terrestre: il medesimo osservatore vedrà la Luna sotto un'angolazione diversa dal momento in cui essa sorge dall'orizzonte al momento in cui tramonta a causa dello spostamento del punto di osservazione dovuto alla rotazione terrestre. Come conseguenza di tutti questi fattori, dalla Terra è osservabile un po' più della metà della superficie lunare (circa il 59%).

L'allontanamento della Luna:
Il successo dell'esperimento Lunar Laser Ranging, a seguito delle missioni Apollo e Lunokhod, ha permesso di rivelare con precisione millimetrica la distanza tra la Terra e la Luna e di misurare l'effettivo allontanamento dei due corpi nel corso degli anni. La Luna si allontana infatti di 3,8 centimetri all'anno.
L'allontanamento progressivo della Luna dalla Terra è dovuto alle forze di marea esercitate dal satellite sul pianeta. Le masse d'acqua oceaniche presenti sulla Terra vengono attratte dalla Luna e si protendono nella direzione Terra-Luna, con un leggero disallineamento a causa del periodo di rotazione terrestre inferiore al periodo di rivoluzione lunare. L'attrazione che la Luna esercita su questo lobo di marea ha una componente nella direzione opposta alla rotazione terrestre. Questa azione comporta un rallentamento del momento angolare terrestre, mentre la sua reazione incrementa il momento angolare della Luna con un suo conseguente e progressivo trasferimento su un'orbita a quota più elevata. Da notare che, sebbene la Luna venga accelerata, la velocità del suo moto diminuisce a causa dell'aumento della quota dell'orbita.

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A cura di Andreotti Roberto.


LEGGI ANCHE:
SISTEMA SOLARE ELENCO POST INSA
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sabato 15 febbraio 2020

MARTE: IL BACINO IDROGRAFICO DI NANEDI-DRILON-HYPANIS VALLES. by INSA-MARTE.

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Aggiornato il 16/02/2020

NANEDI-DRILON-HYPANIS 
VALLES

Posizione:
Le Nanedi Valles principalmente, sono un insieme di canali di deflusso fluviale in una grande valle nel quadrilatero Lunae Palus di Marte, centrato a 4,9° N e 49,0° W.
Le Hypanis Valles sono un insieme di canali in una valle di 270 km in Xanthe Terra su Marte a 11° N, 314° E, nel quadrilatero di Lunae Palus .
Sembrano essere stati scolpiti da acque fluenti di lunga durata ed esiste un deposito significativo (interpretato da alcuni come un delta fluviale) al loro sbocco nelle pianure.
Situate a nord del sistema delle grandi Valles Marineris, nel continente di Tharsis.

Descrizione:
Il sistema fluviale esteso, è affiancato dalle più piccole Drilon Valles, e continua poi nelle Hypanis Valles, che formano ciò che era la foce, prima di riversarsi nel bacino marino situato in Chryse Planitia.

Come possiamo notare nel grafico subito qui sotto i due bacini fluviali di Nanedi e Drilon confluiscono in Hypanis, e nell'ingrandimento, invece possiamo notare i depositi di detriti alla foce, depositati dal flusso delle acque, possiamo pure notare, come questi siano avanzati nel tempo con il progressivo calo del livello del mare nell'oceano boreale.

Nel grafico più sotto riportiamo i diagrammi di questo progressivo ritiro delle acque avvenuto miliardi di anni fa.

I canali oggi visibili sono riportati in bianco, mentre in blu e celeste sono stati riportati i canali ad oggi meno visibili o ricoperti dalle sabbie portate dalle tempeste perieliche globali ).

( I depositi, testimoniano il progressivo ritiro delle acque ).

Varie valli:
Le Drilon Valles sono più piccole, circa la metà, e nascevano da un paleo-lago che si trovava nei resti del cratere Mutch.
Anche il ramo secondario delle Nanedi Valles nasceva da un paleo-lago presso il cratere Carmichael
I vari canali, attualmente visibili, sono lunghi 508 km e sono stati chiamati usando la parola "pianeta" in lingua Sesotho.
Le Nanedi Valles si trovano tra la Shalbatana Vallis e le Maja Valles.
Arrivano fino 4 km di larghezza all'estremità settentrionale, dove i due sistemi principali si univano in Hypanis Valles.

Immagine dei due canali principali delle Nanedi Valles ).

Età:
L'età del sistema di deflusso fluviale è testimoniata dal fatto che alcuni crateri successivi abbiano interrotto il corso di alcuni canali, e poi non siano stati modificato dal passaggio delle acque, facendoci comprendere che il passaggio delle acque si è interrotto miliardi di anni fa.

( in foto, un cratere successivo che interrompe un più vecchio canale ).

Forma:
La forma della valle è simile a quella di Nirgal Vallis , essendo molto sinuosa e con pochi rami corti, scavati provondamente, mentre esistevano molti affluenti che avevano forme meno evidenti.
Insolitamente per le valli marziane, in questo sistema si possono vedere occasionalmente le singole strutture del canale all'interno dei più ampi fondovalle. ( Vedi Sotto ).

Una traccia più piccola di escavazione fluviale sul fondo del canyon principale ).

(Sopra si vede un delta di detriti all'interno di un lago nel percorso intermedio delle Nanedi Valles).

Nel dettaglio un canale delle Hypanis Valles ).
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A cura di INSA-MARTE.


venerdì 7 febbraio 2020

MARTE : LA REGIONE VULCANICA DI ELYSIUM. by Andreotti Roberto - INSA.

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aggiornato il 07/02/2020

ELYSIUM

Elysium è la seconda regione vulcanica più grande di Marte dopo Tharsis.
Oltre alla pianura e ad avere grandi vulcani, Elysium ha diverse aree con lunghe trincee, chiamate fossa o fossae (plurale) su Marte.
Includono Cerberus Fossae , Elysium Fossae , Galaxias Fossae , Hephaestus Fossae , Hyblaeus Fossae , Stygis Fossae e Zephyrus Fossae.

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Elysium Mons:
Elysium Mons è un vulcano su Marte situato nella provincia vulcanica di Elysium , a 25.02° N 147.21° E , nell'emisfero orientale marziano.


Si trova a circa 12,6 km sopra la sua base, e circa 14,1 km sopra il livello medio marziano , che lo rende la terza montagna marziana più alta in termini di rilievo e la quarta più alta in altezza.
Il suo diametro è di circa 500 x 700 km , con una caldera sommitale di circa 14 km di diametro.
È affiancato dai vulcani più piccoli Ecate Tholus a nord-est e Albor Tholus a sud-est.
Si differenzia dai grandi vulcani nella regione di Tharsis in quanto sui suoi fianchi non sono visibili grandi flussi di lava .
Nelle sue vicinanze numerosi crateri sono visibili, ma non da impatti di meteoriti, ma sono di origine vulcanica.
Elysium Mons è stato scoperto nel 1972 in immagini restituite dall'orbita dal Mariner 9 .
Un cratere di 6,5 km di diametro a 29.674° N, 130.799° E, nelle pianure vulcaniche a nord-ovest di Elysium Mons è stato identificato come una possibile fonte per i meteoriti nakhlite , una famiglia di meteoriti marziani basaltici simili con età cosmogeniche di circa 10,7 Ma, espulsi da Marte per un singolo evento di impatto.
Le date delle rocce ignee dei nakhlite vanno da 1416 ± 7 Ma a 1322 ± 10 Ma.
Queste date più le dimensioni del cratere suggeriscono un tasso di crescita del vulcano sorgente durante quell'intervallo di 0,4-0,7 m per Ma, molto più lento di quanto ci si aspetterebbe per un vulcano terrestre.
Ciò implica che il vulcanismo marziano aveva rallentato notevolmente a quel punto della storia.

La caldera sulla sommità di Elysium Mons ).
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Elysium planitia:
Elysium Planitia è una vasta pianura a sud di Elysium, centrato a 3,0° N 154,7° E .
Un altro grande vulcano, Apollinaris Mons, si trova a sud dell'Elysium Planitia e non fa parte della provincia.

Analisi geologica del sito di ammartaggio della sonda InSight ).

I più grandi crateri dell'Elysium Planitia sono Eddie , Lockyer e Tombaugh . La planitia ha anche valli fluviali, una delle quali, Athabasca Valles potrebbe essere una delle più giovani su Marte. Sul lato nord-est si trova una depressione allungata chiamata Orcus Patera , e questa e alcune pianure orientali furono riprese nel sorvolo del Mariner 4 del 1965 .
Una foto (vedi sotto), del 2005 in Elysium Planitia a 5° N, 150° E da parte del veicolo spaziale Mars Express mostra quello che potrebbe essere ghiaccio d'acqua coperto di polvere. Si stima che il volume del ghiaccio sia di 800 km per 900 km di dimensioni e 45 m di profondità, simili per dimensioni e profondità al Mare del Nord .
Si pensa che il ghiaccio sia il residuo delle alluvioni delle fessure del Cerberus Fossae circa 2-10 milioni di anni fa. La superficie dell'area è suddivisa in "piastre" come il ghiaccio rotto che galleggia su un lago (vedi sotto ). Il conteggio dei crateri da impatto mostra che le piastre sono più vecchie di 1 milione di anni rispetto al materiale vuoto, dimostrando che l'area si è solidificata troppo lentamente perché il materiale fosse lava basaltica, quindi escludendo questa ipotesi.


La missione InSight della NASA è sbarcata in Elysium Planitia il 26 novembre 2018.
È decollata dalla Terra il 5 maggio 2018.
La sonda studierà la struttura interna di Marte e migliorando così la comprensione dell'evoluzione del pianeta.
Oltre agli studi già citati, possiede anche una stazione meteo che raccoglie dati di Temperatura, Velocità e Direzione dei Venti, e registra le variazioni della Pressione Atmosferica.
Il lander di InSight Mars è stato in grado di scattare foto a colori dalla superficie di Elysium Planitia.

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Analisi geologica:
Attività vulcanica:
David Susko e i suoi colleghi della Louisiana State University hanno analizzato i dati geochimici e di morfologia superficiale di Elysium usando strumenti a bordo del NASA Mars Odyssey Orbiter (2001) e Mars Reconnaissance Orbiter (2006).
Attraverso il conteggio dei crateri, hanno trovato differenze di età tra le regioni nord-ovest e sud-est di Elysium - circa 850 milioni di anni di differenza. Hanno anche scoperto che le regioni sud-orientali più giovani sono geochimicamente diverse dalle regioni più vecchie e che queste differenze si riferivano a processi ignei, non a processi secondari come l'interazione di acqua o ghiaccio con la superficie di Elysium in passato.

"Abbiamo stabilito che, sebbene in passato potesse esserci acqua in quest'area, le proprietà geochimiche nel metro più alto in tutta questa provincia vulcanica sono indicative di processi ignei", Disse Susko. "Pensiamo che i livelli di torio e potassio qui siano stati ridotti nel tempo a causa delle eruzioni vulcaniche per miliardi di anni. Gli elementi radioattivi sono stati i primi ad andare nelle prime eruzioni. Stiamo assistendo a cambiamenti nella chimica del mantello nel tempo."

"I sistemi vulcanici di lunga durata con mutevoli composizioni di magma sono comuni sulla Terra, ma con una storia emergente su Marte", ha dichiarato James Wray, co-autore e professore associato presso la School of Earth and Atmospher Sciences della Georgia Tech.

Il fronte di un imponente flusso lavico ).

Nel complesso, questi risultati indicano che Marte è un corpo molto più geologicamente complesso di quanto si pensasse originariamente, forse a causa di vari effetti di carico sul mantello causati dal peso dei vulcani giganti. Per decenni, abbiamo visto Marte, come una roccia senza vita, piena di crateri con un numero di vulcani a lungo inattivi. Abbiamo avuto una visione molto semplice del pianeta rosso. Trovare una varietà di rocce ignee dimostra che Marte ha il potenziale per un utile utilizzo delle risorse e una capacità di sostenere una popolazione umana su Marte.
"È molto più facile sopravvivere su un corpo planetario complesso che porta i prodotti minerali di geologia complessa che su un corpo più semplice come la luna o gli asteroidi."

Gran parte dell'area vicino ai vulcani è coperta da flussi di lava, alcuni possono anche essere mostrati avvicinarsi, quindi fermarsi al raggiungimento di un terreno più elevato.
A volte quando la lava scorre la parte superiore si raffredda rapidamente in una crosta solida. Tuttavia, la lava sottostante spesso scorre ancora, questa azione rompe lo strato superiore rendendolo molto ruvido. Tale flusso approssimativo è chiamato aa.


La ricerca, pubblicata nel gennaio 2010, ha descritto la scoperta di un vasto flusso di lava, della dimensione dello stato dell'Oregon , che "è stato messo in atto turbolentemente nell'arco di diverse settimane al massimo". Questo flusso, vicino ad Athabasca Valles , è il flusso di lava più giovane su Marte. Si pensa che sia della tarda età amazzonica .
Altri ricercatori non sono d'accordo con questa idea.
In condizioni marziane la lava non dovrebbe rimanere fluida a lungo.

Canali di deflusso:
Forse il canale di deflusso più giovane su Marte è Athabasca Valles . Si trova a 620 miglia a sud-est del grande vulcano Elysium Mons .
Athabasca è stata formata dall'acqua che fuoriusciva esplodendo da Cerberus Fossae , una serie di crepe o fessure nel terreno. Le Cerberus Fossae molto probabilmente si sono formate dallo stress sulla crosta causato dal peso di entrambi i vulcani Elysium Mons e Tharsis. Le prove attuali suggeriscono che le inondazioni di Cerberus probabilmente sono scoppiate in più fasi. Vicino all'inizio di questi canali (Cerberus Fossae), il sistema si chiama Athabasca Valles, a sud e ad est si chiama Marte Vallis.
Le portate nella Marte Vallis sono state stimate a circa 100 volte quella del fiume Mississippi. Alla fine, il sistema sembra svanire nelle pianure di Amazonis Planitia dove è esistito un residuo bacino d'acqua di quello che agli albori di Marte era un vasto oceano.

Athabasca Valles ).
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A cura di Andreotti Roberto.


giovedì 6 febbraio 2020

LA GRANDE COMETA DEL 1556 , detta di Carlo V°. by Giovanni Donati - INSA.

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Aggiornato il 06/02/2020

LA GRANDE COMETA DI
CARLO V° del 1556


La grande cometa del 1556 (designata C / 1556 D1 nella nomenclatura moderna) era una cometa che apparve per la prima volta nel febbraio 1556.

Resoconti dell'epoca:
Quell’anno avvenne una delle osservazioni scientifiche più note ed interessanti di quel periodo, e che ebbe pure una valenza storica, influendo sugli eventi:

- L’imperatore Carlo V° e la sua reggia hanno osservato in maniera accurata il passaggio di una cometa, per questo anche chiamata “Cometa di Carlo V°”.
L’evento avvenne i primi di Febbraio, ma non è stato generalmente osservato fino alla metà della prima settimana di Marzo.
Gli astronomi, a parte qualche eccezione, concordarono nel definire il diametro apparente della Cometa, come la metà di quello della Luna.
La coda fu descritta come la fiamma di un incendio o di una fiaccola agitata dal vento.

- A lato la rappresentazione della Cometa in Russia al tempo di Ivan il terribile.

- Cornelius Gemma, medico, astronomo e astrologo, professore di medicina presso l’Università cattolica di Lovanio, ha descritto la cometa grande come Giove e dal colore simile a quello di Marte, ma che il colore rossastro gradualmente sbiadì. Ha osservato una coda di 4° .

- Paulus Fabricius, astronomo di Vienna, matematico e fisico presso la corte di Carlo V° d’Asburgo, l’ha definita ‘tortuosa e brillante’.
Descrisse e disegnò l'orbita apparente della cometa nel cielo dal 4 al 15 marzo, ma per molto tempo era nota solo una piccola e piuttosto approssimativa rappresentazione della sua mappa , La descrizione dettagliata e l'originale di questa mappa sono andati persi.

- Una cronaca di Genova riporta che la cometa fu visibile per 12 giorni dal 4 aprile e che la coda fu diretta prima ad est, ma poi a sud dopo che la cometa si spostò a nord.
La cometa fu osservata in Europa fino a metà o fine aprile.

- La cometa del 1556 fu osservata anche in Cina . Il 1° marzo, ebbe una coda di 1° che crebbe fino a 3° prima che la cometa scomparisse intorno al 10 maggio.
Il frate domenicano portoghese Gaspar da Cruz , che visitò Guangzhou nel 1556, associò la cometa al devastante terremoto dello Shaanxi del 1556 .
Nel suo libro del 1569 si chiedeva se la cometa fosse un segno di calamità non solo per la Cina, ma per tutto il mondo, e che poteva anche essere il segno della nascita dell'Anticristo .

- La cometa ha raggiunto una luminosità apparente di -2 mag , il 14 marzo 1556.


L'imperatore Carlo V° D'Asburgo:
Al dire della gente comune, l’evento ha costernato a tal punto l’imperatore, che prese subito la decisione di deporre lo scettro e di ritirarsi nel monastero di pace di San Giusto, sui monti di Piacenza, ponendo fine alle numerose guerre contro i francesi, i turchi e i principi protestanti che negli ultimi decenni hanno portato morte e distruzione in tutta Europa.

Con questo segno di terrore il mio fato mi invoca”, queste furono le parole con le quali Carlo V° si ritirò dalla scena.

Un anonimo trattato inglese su " Blazing Stares " (1618) parlava della cometa come segue:

'' Al tempo di Carlo Imperatore, soprannominato il Grande, apparve una stella ardente, nella contemplazione dell'Imperatore, avendo i suoi occhi seriamente piegati sulla stella e riflettendo profondamente su di essa, alla fine fu avvolto in un grande stupore toccando il significato dello stesso; e invocando un filosofo di nome Eginardo, ragionò con lui avanti e indietro sulla stella, dicendo in conclusione che la sua apparizione lo minacciava di una terribile calamità ''.

Le sventure:
La cometa del 1556, come molte delle altre predecedenti, suscitò la speculazione del pubblico come un presagio di sfortuna e un segno di Dio.
Gli studiosi hanno fatto interpretazioni astrologiche per l'avvicinarsi della fine del mondo , mentre per la fiorente borghesia è apparsa un'ondata di scritti con contenuto pseudo-scientifico , in cui la cometa è stata la causa di tutte le possibili catastrofi e fu associata ai terremoti in Italia e Costantinopoli avvenuti l'anno precedente.

( Raffigurazione del Terremoto di Costantinopoli - Questa incisione, che mostra i danni causati dal terremoto del 10 maggio 1556 a Istanbul , fu stampata su un giornale a pagina singola a Nürenberg lo stesso anno ).

Nel suo romanzo The Holy Born, Wilhelm Raabe fece apparire la cometa nel cielo nella primavera del 1556 come un segno terrificante:
Dal 28 febbraio, tutte le persone, vecchie e giovani, nobili e basse, imparate e senza istruzione - con orrore e orrore ogni notte quando le stelle sorsero, dopo un grande miracolo del cielo, che sorse in questo momento con le solite luci amichevoli nella sala celeste e, di notte in notte, diventando più potente e martellante, si dirige verso la stella del mare di mezzanotte ".

La presunta connessione 
con la grande cometa del 1264:
Basando i suoi calcoli su elementi dedotti dalla carta di Conrad Wolfhardt insieme ad alcuni altri dati grezzi raccolti da vecchi registri, e confrontando il risultato che ottenne con il resoconto dato da Fra Giles di Cambridge di una grande cometa che apparve nel 1264 , John Russell Hind fu portato a concludere, come Richard Dunthorne lo era stato nel secolo precedente, che la cometa di Carlo V° fu quella del 1264 che era ritornata.
Ad ogni modo, trovò un alto grado di probabilità a favore della conclusione alla quale era arrivato e sostenne che i corpi di quegli anni erano identici.
Quindi ha concluso che un ritorno al perielio potrebbe essere cercato verso la metà del XIX° secolo, dal 1848 al 1850.
Questa previsione fallì e, a partire dal 2009, nessuna cometa osservata corrisponde agli elementi orbitali di entrambe le comete.
Si sosteneva pure che la cometa 1556 si fosse divisa in tre parti interagendo con un corpo celeste distante, e che questi furono visti nel 1843, 1880 e 1882.
I punti più lontani di queste tre comete rispetto al Sole sono gli stessi della cometa del 1556.
David A. Sargent scrive che le prove disponibili indicano che non vi è alcuna connessione possibile tra le comete del 1264 e del 1556.

Studi successivi:
Esattamente trecento anni dopo l'apparizione della cometa, Karl Ludwig von Littrow riuscì a trovare la mappa originale di Fabricius in un formato molto più grande di quanto precedentemente noto in un archivio di Vienna, e riuscì anche a ottenere anche il trattato da Fabricius, in cui le sue osservazioni erano accuratamente descritte.

(Mappa di Fabricius).

Nella sua ricerca di documenti sulla cometa, ha anche trovato un'opera precedentemente sconosciuta dell'astronomo Joachim Heller di Norimberga , in cui aveva registrato informazioni di posizione estremamente dettagliate e precise sulle sue osservazioni sulla cometa.
Heller aveva già scoperto la cometa il 27 febbraio e fu in grado di osservarla fino al 22 aprile.

Determinazione dell'orbita:
A causa delle poche osservazioni della cometa, si poteva determinare un'orbita parabolica solo con precisione limitata , con un piano orbitale che è inclinato di circa 32° rispetto all'eclittica .
Il punto del perielio, la cometa lo ha superato il 22 aprile 1556 ed era a circa 73,4 milioni di km di distanza dal sole tra le orbite di Mercurio e Venere .
Già il 12 marzo era a circa 0.084 UA / 12,5 milioni di km dalla Terra, rendendola una delle comete passate più vicine alla Terra. Questa stretta vicinanza alla terra era anche la ragione della sua luminosità osservata.
È improbabile che la cometa del 1556 ritorni nel sistema solare interno per molte decine o centinaia di migliaia di anni dopo .
Proprietà orbitali
Epoca:  2 maggio 1556 ( JD 2.289.499.185)
tipo di orbitaparabolica
Eccentricità1.0
perielio0.491 UA
Inclinazione dell'orbita32,4 °
Epoca del perielio22 aprile 1556
Velocità orbitale al perielio60 km / s
Longitudine del nodo ascendente181,436 °
Argomento del perielio100,866 °
( Grafico dell'orbita - JPL ).
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A cura di Giovanni Donati.