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giovedì 30 luglio 2020

I CENTAURI ''STRANIERI'' Corpi interstellari catturati in orbita dal Sole. by Andreotti Roberto - INSA.

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Aggiornato il 30/07/2020

I Centauri ''stranieri''

Introduzione:
Nella nostra dimora planetaria esistono anche corpi celesti stranieri, come ci hanno provato i recenti passaggi di 1I/‘Oumuamua e 2I/Borisov, che però si sono fermati entrando in strane orbite intorno al Sole. Si tratta di una famiglia composta attualmente da ben 19 asteroidi, provenienti da un sistema planetario distante e trasferiti qui da noi milioni, forse miliardi di anni fa. 
È quanto dimostra una nuova ricerca franco-brasiliana, che ha identificato questi 19 oggetti celesti appartenenti ai Centauri, classe di planetoidi ghiacciati che si trovano tra Giove e Nettuno.

Lo studio, pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è firmato da Fathi Namouni dell’Osservatorio della Costa Azzurra a Nizza e da Helena Morais dell’Università di San Paolo del Brasile. 
Gli stessi due astronomi che nel 2018 avevano scoperto nell’orbita di Giove l’asteroide (514107) 2015 BZ509 - Ka'epaoka'awela, il primo oggetto scoperto nel nostro sistema planetario con origini extrasolari. Ma se fino ad oggi questo sembrava un caso isolato, confrontabile soltanto con il passaggio di ‘Oumuamua, la nuova ricerca dimostra che gli oggetti celesti stranieri sono molti di più. E probabilmente ce ne sono altri in attesa di essere scovati.

Nel caso dei 19 asteroidi dei Centauri, la provenienza extrasolare è stata dimostrata a partire dallo studio della loro orbita. Gli scienziati hanno costruito una simulazione informatica da cui emerge che la traiettoria di questi oggetti può essere spiegata soltanto assumendo che non fossero presenti alle origini del Sistema solare, 4 miliardi e mezzo di anni fa.

Fin dall’inizio, tutti gli oggetti del nostro sistema planetario orbitavano attorno al Sole sullo stesso piano del disco di polvere e gas che li aveva generati. 
Ma questi 19 asteroidi no. 
In base al modello elaborato da Namouni e Morais, questi 19 Centauri seguivano un’orbita perpendicolare rispetto alla configurazione originale. 
Un dato confermato anche dalla loro posizione: gli asteroidi si trovavano lontani dal disco che ha costituito la culla degli altri asteroidi del nostro Sistema planetario. 
E orbitavano attorno a un’altra stella.  
È stata probabilmente la potente interazione gravitazionale in prossimità del Sole a catturare questi oggetti celesti, inglobandoli nel Sistema solare. 

Studio:
Qui, abbiamo esaminato 17 Centauri ad alta inclinazione e i due oggetti trans-nettuniani ad orbita polare 2008 KV42 e (471325) 2011 KT19. 
Le distribuzioni statistiche mostrano che le loro orbite erano quasi polari 4,5 miliardi di anni fa, e si trovavano nel disco diffuso e nelle regioni interne della nube di Oort. 
Le attuali inclinazioni polari non possono essere spiegate dall'attuale teoria della formazione del sistema solare poiché il primo sistema planetesimale deve essere stato quasi piatto per spiegare la gran parte degli asteroidi a bassa inclinazione e la Fascia di Kuiper. 
Inoltre, si ritiene che inizialmente, il primo disco diffuso e le regioni interne della nube di Oort fossero prive del materiale del sistema solare in quanto il disco planetesimale non avrebbe potuto estendersi ben oltre l'orbita attuale di Nettuno al fine di arrestare la migrazione verso l'esterno del pianeta. Le orbite quasi polari dei Centauri ad alta inclinazione stabili da anche 4,5 Gyr nel passato indicano quindi la loro probabile cattura dal mezzo interstellare.

Asteroidi studiati:
Il Minor Planet Center 4 elenca 17 centauri con opposizioni multiple osservate e con inclinazioni maggiori di 60° e perielio maggiore di 3 UA a partire dal 1 dicembre 2018. 
Il criterio del perielio è di limitare l'effetto dei pianeti interni sull'evoluzione dei Centauri. 
Per comodità, i Centauri sono divisi in 4 gruppi: 
1) - Il primo è il gruppo di Centauri polari i cui piani orbitali si trovano entro 30° dalla direzione del momento angolare totale del sistema solare. In ordine di crescente inclinazione, questo gruppo comprende 2010 FH92, 2007 BP102, 2010 CR140, (144908) 2004 YH32, (518151) 2016 FH13, 2014 JJ57, 2011 MM4, (342842) 2008 YB3 e 2016 LS
2) - Il secondo gruppo è quello dei centauri retrogradi che sono stati studiati da (Morais e Namouni 2013), per dimostrare che Giove e Saturno catturano temporaneamente i Centauri con una risonanza media retrograda. Gli oggetti sono 2009 QY6, 1999 LE31, 2006 BZ8, (330759) 2008 SO218 e (434620) 2005 VD5 
3) - Il terzo gruppo è quello dei centauri situati nella regione coorbitale o in prossimità di un pianeta; include YY18 2015 nella regione co-orbitale di Urano e i due oggetti 2005 NP82 e YB13 2016 vicino o nella regione coorbitale di Giove a cui viene aggiunto Ka'epaoka'awela, l'asteroide coorbitale di Giove. Il Centaur opolare 2010 CR140 che si trova anche vicino alla regione coorbitale di Giove non è stato incluso nel gruppo co-orbitale perché la probabilità di cattura nella regione coorbitale di Giove per orbite quasi polari è piccola (Namouni e Morais 2018).
4) - Ai Centauri ad alta inclinazione, aggiungiamo un quarto gruppo con i due noti TNO polari 2008 KV42 e (471325) 2011 KT19, ed il Centauro a bassa inclinazione (2060) Chirone.


Nel grafico sono riportati gli asteroidi oggetto di studio evidenziando le loro inclinazioni orbitali ed il range da perielio ad afelio, i punti neri sono i 4 pianeti giganti, nel cerchio i due TNO inseriti nelle simulazioni atte a determinare la loro origine ).

Tabella:
In tabella sono indicati: Inclinazione, Eccentricità, Semiasse-maggiore e Perielio ).

Conclusioni:
In conclusione è altamente improbabile che questi corpi siano originari della nebulosa solare primordiale, è molto più probabile che si tratta di corpi catturati durante i vari passaggi ravvicinati che il Sole ha avuto con altre stelle durante i 4.5 miliardi di anni della sua vita, e che quindi possano essere stati originati altrove e potrebbero essere anche molto più vecchi del sistema solare ed avere composizioni differenti a causa della diversa composizione della nebulosa stellare da cui hanno avuto origine.

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A cura di Andreotti Roberto.


lunedì 9 marzo 2020

LA NUBE DI OORT , ipotesi o realtà ? by Andreotti Roberto - INSA.

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Aggiornato il 09/03/2020

La Nube di Oort

                                                                                                                                       
Immagine artistica della fascia di Kuiper e dell'ipotetica nube di Oort.

Secondo la teoria elaborata da Jan Oort, i nuclei delle comete si trovano in una ipotetica di nube di detriti che avvolge il sistema solare. Questi nuclei hanno avuto origine con il sistema solare stesso.
L'ipotetica nube di Oort è una grande massa composta da miliardi di oggetti di ghiaccio che si crede essere la fonte delle comete di lungo periodo e che circondano il sistema solare a circa 50 000 UA (0,93 anni luce), e forse fino a 100 000 UA (1,87 anni luce).
Questa teoria spiega sia l'esistenza attuale delle comete che la continua distruzione delle stesse, nel Sole o nelle collisioni con gli altri pianeti del sistema solare.

Perché la nube di Oort è un'ipotesi:

La presenza della nube di Oort è soltanto ipotizzata poiché non è stato ancora possibile osservarla direttamente con i telescopi, a causa dell'eccessiva lontananza dal Sole è una zona dello spazio molto buia.
La sua esistenza è stata dimostrata soltanto indirettamente studiando il moto delle comete. Pur provenendo da ogni direzione, le comete sembrano seguire tutte una simmetria sferica. Da questa osservazione è possibile dedurre sia l'esistenza della nube di Oort che la sua forma sferoidale.

Si ritiene sia composto di comete che sono state espulse dal sistema solare interno da interazioni gravitazionali con i pianeti esterni.
Gli oggetti della nube di Oort sono molto lenti, e parlare di orbite, che possono avere periodi di decine di milioni di anni, ha poco senso, è più facile che possano essere turbati da eventi rari, ad esempio delle collisioni, dalla forza gravitazionale di una stella di passaggio, o dalla marea galatticaforza di marea esercitata dalla Via Lattea, anche se si trovano nella sfera di influenza del Sole.

Nello schema la rappresentazione della ipotetica Nube di Oort ).

Una nube diversa da ciò che pensava Oort:
Quando ipotizzarono la Nube di Oort, non sapevano ciò che sappiamo oggi, cioè che ripetute volte altre stelle hanno sfiorato il sistema Solare, e di certo abbiamo la certezza che circa 78.500 anni fa, la piccola Stella di Scholz, accompagnata dalla sua Nana bruna è passata a 0,82 anni luce dal Sole, di sicuro avrebbe sconvolto una buona metà di questa ipotetica nube, e tra 1.280.000 anni la stella Gliese 710 passerà a soli 19.000 UA !!!


Quindi in 5 miliardi di anni , quanti di questi passaggi ci sono stati? Da un semplice calcolo statistico sarebbero circa 3.000 passaggi ravvicinati entro 1 anno luce..... io ritengo molto improbabile l'esistenza di questa Nube originaria, ma invece credo che ci siano dei residuali corpi più relativamente vicini simili a Sedna, e alcuni piccoli nuclei cometari residuali, che periodicamente fanno visita al sistema solare interno.


Sino a non molto tempo fa, si pensava comunemente che la Nube di Oort si fosse formata insieme al disco proto-planetario che circondava il Sole dopo la sua nascita. Tuttavia, i modelli più sofisticati e dettagliati sulla formazione del nostro sistema planetario mostrano che questo enorme inviluppo dovrebbe essere ben diverso da quella che si presume avrebbe circondato il Sole, nel caso in cui la nostra stella si fosse formata in un contesto isolato.

Il Sole potrebbe avere catturato un gran numero di piccoli corpi ghiacciati dalle stelle a cui questi appartenevano quando ancora faceva parte di un ammasso di stelle neonate, creandosi così un proprio enorme inviluppo di nuclei cometari.
si ritiene che il nostro astro si sia formato contestualmente a centinaia di altre stelle strettamente addensate all'interno di una nube di gas.
Questo nuovo modello mostra che successivamente il Sole avrebbe catturato gravitazionalmente una vasta nube di comete man mano che il giovane ammasso stellare si disperdeva.
la Nube di Oort contenga un miscuglio di campioni di materiali provenienti da un gran numero di stelle strette parenti del Sole.
si può concludere che più del 90% delle comete provenienti dalla nube potrebbe avere un'origine extrasolare.

Questa ipotesi spiega ancora meglio i corpi con orbite ad alta inclinazione e quelli con orbite retrograde, oltre alla presenza di asteroidi e comete di cui si ipotizza l'origine extra-solare, come Kamo'oalewa e la cometa Machholz.
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A cura di Andreotti Roberto.



giovedì 12 settembre 2019

2I/BORISOV ( C/2019 Q4 ) una cometa interstellare su orbita iperbolica, con VIDEO . by INSA.

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Aggiornato il 10/04/2020

2I/BORISOV (C/2019 Q4)


( Foto HUBBLE - La barra di scala in basso a destra (4 arco-secondi) è pari a 8100 km. La risoluzione è di 80 km / pixel ).

C/2019 Q4 (2I/Borisov) , (designazione temporanea gb00234) è una cometa iperbolica, la prima cometa interstellare scoperta finora. 
La cometa è stata scoperta il 30 agosto 2019 dall'astrofilo russo Hennady Borisov. 

( in foto Hennady Borisov ed il suo autocostruito telescopio da 65 cm ).

Si tratta del primo oggetto interstellare osservato dopo l'asteroide 1I/'Oumuamua scoperto il 18 ottobre 2017.

Forma e dimensioni:
Nel frattempo, le immagini mostrano che l'oggetto in arrivo sfoggia un chioma debole ma distinta ed un minimo accenno di coda - qualcosa che mancava a Oumuamua - e quindi sembra essere una cometa. Gli astronomi sono senza dubbio desiderosi di ottenere spettri della nuova scoperta per determinare quali composti potrebbero fuggire dalla sua superficie.

Sembrava essere un oggetto abbastanza grande, forse 10 km o più di larghezza, a seconda della riflettività della sua superficie, la sua magnitudine assoluta (H) è di +10,3.
Le osservazioni completate da Karen Meech ed il suo team presso l'Università delle Hawaii indicano che il nucleo della cometa ha un diametro compreso tra 2 e 16 km, nuovi studi di fine settembre 2019 ipotizzano un diametro tra 1,4 è 6,6 km.
Adesso si ritiene inferiore al chilometro con stime di circa 300 m.
Gli astronomi continueranno a raccogliere osservazioni per caratterizzare ulteriormente le proprietà fisiche della cometa (dimensioni, rotazione, ecc.). 
E continueranno anche a identificare meglio la sua traiettoria.

C/2019 Q4 è stata riconosciuta come cometa a causa del suo aspetto sfocato, il che indica che l'oggetto ha un corpo ghiacciato centrale che produce una nuvola circostante di polvere e particelle mentre si avvicina al Sole e si riscalda. 
La sua posizione nel cielo (visto dalla Terra) lo colloca vicino al Sole, in un'area di cielo che di solito non viene scansionata dalle grandi indagini a terra sugli asteroidi o dal veicolo spaziale NEOWISE della NASA a caccia di asteroidi .



Composizione e spettro:
Vi riportiamo il primo spettro della cometa nel visibile e nel vicino infrarosso, appena pubblicato e ripreso con il "Gran Telescopio Canarias" (GTC) da 10,4 m a El Roque de Los Muchachos Observatory (La Palma, isole Canarie). 
Esso è mostrato a destra nell'immagine di apertura e risulta abbastanza simile allo spettro di riflessione di una tipica cometa appartenente al Sistema Solare di tipo D (anche se si nota una "depressione" nella regione del verde, sul margine sinistro).



Rilevazione di gas CN :
Il rilevamento di oggetti interstellari che attraversano il sistema solare offre la possibilità di studiare i processi fisico-chimici coinvolti nella formazione planetaria in altri sistemi extrasolari.
Mentre l'effetto della degassificazione di 1I / 2017 U1 ('Oumuamua) è stato osservato in modo dinamico, non è stato effettuato alcun rilevamento diretto del materiale espulso. La scoperta della cometa interstellare attiva 2I / Borisov significa che per questo oggetto sono possibili indagini spettroscopiche dei ghiacci sublimati.

Segnaliamo il primo rilevamento di gas emesso da una cometa interstellare attraverso l'emissione nel vicino UV di CN da 2I / Borisov a una distanza eliocentrica di r = 2,7 UA il 20 settembre 2019. Il tasso di produzione è risultato essere Q (CN) = (3,7 ± 0,4) × 10E24 molecole al secondo, utilizzando un semplice modello Haser con una velocità di deflusso di 0,5 km/s. 
Non sono state rilevate altre emissioni, con un limite superiore alla velocità di produzione di C2 di 4 × 10E24 molecole al secondo. La pendenza di riflettanza spettrale della chioma della polvere oltre 3900 Å < λ <6000 Å \ è più ripida rispetto alle lunghezze d'onda più lunghe, come si trova per altre comete. 
La fotometria Rc a banda larga ha dato un tasso di produzione di polvere di Afρ = 143 ± 10 cm − 1.
L'attività cometaria in realtà sembra minore rispetto ad una normale cometa, sembra più simile ad una cometa che con ripetuti passaggi al perielio abbia perso gran parte dei suoi composti volatili, facendoci ipotizzare una composizione con una parte minore di composti volatili.

La modellizzazione dei tassi di produzione di gas e polvere osservati limita l'effettivo raggio del nucleo a 0,7-3,3 km assumendo ragionevoli proprietà dello stesso. Nel complesso, troviamo che le proprietà di gas, e polvere del nucleo per il primo oggetto interstellare attivo sono simili alle normali comete del sistema solare.

( (a) Spettro calibrato del flusso di 2I / Borisov attraverso un'apertura di 200 per 800 centrata sulla cometa. Inoltre è mostrato uno spettro solare in scala arrossato per abbinare il continuum di polvere osservato. (b) Regione spettrale attorno alla banda di emissione CN (0-0) con sottrazione del continuum di polvere di fondo ).

Leggi anche in Italiano dal blog di Albino Carbognani :


( Chioma della cometa interstellare 2I/Borisov ).
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Le prime notizie:

L'annuncio trionfale ci arriva da Paolo Bacci del GAMP di San Marcello Pistoiese:
MPEC R106: COMET C/2019 Q4 (Borisov)
Ancora una volta in nostro osservatorio protagonista di una importante scoperta: una cometa Interstellare !!!
Le nostre immagini sono state richieste dal JPL-NASA e misurate da personale dell ESA-NEOCC. l'iniziale incertezza sulla sua orbita è man mano svanita ed al momento l'eccentricità di questo cometa è di e=3.0794827.

piu o meno come dai nostri calcoli (http://backman.altervista.org/Aimg/Pseudo-MPEC%20for%20gb00234.htm), pertanto con un'orbita iperbolica. !!! 

SOTTO - Nelle immagini riprese dall’Osservatorio di San Marcello (codice MPC 104), effettuate con pose da 60 secondi, è stata evidenziata la natura cometaria del corpo celeste poichè presentava una chioma di 10” ed una coda ben evidente lunga 25”/P.A. 320.



( Solita immagine - SOTTO - in falsi colori per evidenziare l'oggetto ).


( Foto GAMP - P. Bacci, M. Maestripieri ).

Dal Minor Planet Center:
Sulla base delle osservazioni disponibili, la soluzione dell'orbita per questo oggetto è stata 
convertita negli elementi iperbolici mostrati QUI, che indicherebbe un'origine 
interstellare. Numerosi altri computer orbitali hanno raggiunto 
conclusioni simili , come inizialmente da D. Farnocchia (JPL), W. Gray e D. Tholen (UoH). 
Ulteriori osservazioni sono chiaramente molto desiderabili, poiché tutte le 
osservazioni attualmente disponibili sono state ottenute a piccoli elongazioni solari e alte quote. 
In assenza di uno sbiadimento o disintegrazione inatteso, questo oggetto dovrebbe essere osservabile 
per almeno un anno. 



Scoperta:
L'oggetto è stato scoperto il 30 agosto 2019 dall'osservatorio MARGO a Nauchnij da Hennady Borisov usando il suo telescopio che misura 0,65 metri, vicino all'Osservatorio Astrofisico di Crimea (vicino alla città di Bakhchysarai in Russia).
Alla scoperta, era a 3 ± 0,13 UA dal sole. 
Veniva dalla direzione di Cassiopea vicino al confine con Perseo e quindi molto vicino al piano galattico, più precisamente dalla piccola costellazione della Lacerta (Lucertola).
Nel descrivere la sua scoperta, Borisov ha commentato:
«L'ho scoperto il 29 agosto (ora locale), ma era il 30 agosto secondo il GMT. Ho visto un oggetto in movimento nell'inquadratura, che si muoveva in una direzione leggermente differente rispetto a quella degli asteroidi della fascia principale. Ho rilevato le sue coordinate e consultato la banca dati del Minor Planet Center. È risultato che fosse un nuovo oggetto. Ho misurato allora il NEO Rating, calcolato da vari parametri, che è risultato del 100% - ovvero, pericoloso. In tal caso, si richiede di comunicare immediatamente i parametri in una pagina web per asteroidi pericolosi che devono essere confermati. Inoltrai la comunicazione e scrissi che l'oggetto aveva aspetto diffuso ed che non era un asteroide, ma una cometa.»

(Intervista a Hennadij Borisov pubblicata il 16 settembre 2019 da RIA Novosti.)


( Foto del 10 settembre 2019 - Canada-France-Hawaii-Telescope ).

Osservazione:
Arriverà al perielio (approccio più vicino al Sole) intorno al 7-8 dicembre 2019. 
Si avvicinerà nel punto più vicino alla Terra a fine dicembre a una distanza di circa 1,8 unita astronomiche , pare che abbia una forma ovale , passerà tra le orbite di Giove e Marte e rimarrà all'interno del sistema solare per circa sei mesi .
Attualmente è su una traiettoria in entrata, la cometa si sta dirigendo verso il sistema solare interno. 
Il 26 ottobre, passerà attraverso il piano dell'eclittica - il piano su cui la Terra orbita attorno al Sole - dall'alto con un angolo di circa 40 gradi.
C/2019 Q4 può essere vista con telescopi professionali per i mesi a venire. 
"L'oggetto raggiungerà il picco di luminosità a metà dicembre e continuerà ad essere osservabile con telescopi di dimensioni moderate fino ad aprile 2020", ha affermato Davide Farnocchia. "Successivamente, sarà osservabile solo con telescopi professionali più grandi fino a ottobre 2020." 


( Andamento calcolato della luminosità fino al 15 marzo 2020 ).

( Nel grafico sono rappresentate le variazioni di velocità in funzione della distanza dal Sole ).

Orbita ed Eccentricità:
Ciò che distingue C/2019 Q4 da quasi tutte le altre comete è l'eccentricità della sua orbita. L'eccentricità misura quanto un'orbita si discosta da un cerchio perfetto, che ha un'eccentricità di zero. Le orbite ellittiche, tipiche di pianeti, asteroidi e comete, hanno eccentricità tra 0 e 1. Le parabole sono uguali a 1 e un'eccentricità maggiore di 1 indica un'orbita iperbolica.
Più piccolo è il punto del perielio, minore sarà l'eccentricità. I corpi interstellari possono avere eccentricità molto elevate come e > 3 perché gli oggetti non sono mai stati legati al Sole e comunque anche un piccolo cambiamento di velocità comporterà un grande cambiamento nell'eccentricità.
Attualmente (12/09/19) con un arco di osservazione dei primi 12 giorni, un adattamento ottimale per l'orbita iperbolica ha un'eccentricità di circa 3,4, con perielio a 2,0 au intorno al 7-8 dicembre 2019.  Usando 151 osservazioni, lo scout di JPL offre un intervallo di eccentricità di 2,9–4,5 .
Ma tutti i risultati danno un'orbita convergente alla soluzione iperbolica che indicherebbe una chiara origine interstellare.
Raggiungerà la sua velocità di picco (ancora relativamente al Sole) al perielio, verso il 7-8 dicembre. A quel punto, avrà accelerato fino a circa 44 km/s. Quindi accumulando la maggior parte della velocità che avrà per lasciare il Sistema Solare.
L'oggetto si avvicina dallo spazio interstellare a circa 30,7 +/- 1,5 km/s da : 
RA 02h06m - dec +59,9, con un errore di circa un grado.

AGGIORNAMENTI SU: https://ssd.jpl.nasa.gov/sbdb.cgi?sstr=C%2F2019%20Q4 


Parametri orbitali
(all'epoca 2458735,5
9 settembre 2019)
Semiasse maggiore-0,8107754174904874 UA
Perielio2,044 UA
Inclinazione orbitale43,711°
Eccentricità3,521616493068836
Longitudine del
nodo ascendente
308,484°
Argomento del perielio208,274°
Ultimo perielio7 dicembre 2019


( Orbita preliminare dal JPL ).



Caratteristiche, morfologia ed attività:
Studio del 6/11/19 : https://arxiv.org/pdf/1910.14004.pdf 
ESTRATTO: Presentiamo osservazioni fotometriche e spettroscopiche visibili e nell'infrarosso vicino dell'oggetto interstellare 2I / Borisov presi dal 10 settembre 2019 al 3 novembre , usando il GROWTH, l'APO ARC da 3,5 m , ed il NASA/IRTF da 3,0 m in combinazione con osservazioni post e pre-scoperta di 2I ottenute con il ZTF dal 17 marzo 2019 al 5 maggio. 
La cometa si mostra come un oggetto molto simile alle comete del sistema solare leggermente attive con una frequenza di degassamento di ∼1027 mol/sec. La fotometria, presa in filtri che abbracciano la gamma visibile e NIR mostra un graduale tendenza di aumento della magnitudine di ∼ 0,03 mag/giorno dal 10 settembre 2019 , per un oggetto rossastro che diventa neutro nel vicino infrarosso. La curva della luce proveniente da dati recenti e precedenti alla scoperta rivela una tendenza della luminosità suggerendo la recente insorgenza di una significativa sublimazione di H2O con la cometa attiva con super-volatili come CO a distanze eliocentriche > 6 UA , coerenti con la sua morfologia estesa. utilizzando la capacità avanzata di ridurre significativamente la luce diffusa dalla chioma abilitata dalle immagini NIR ad alta risoluzione dall'ottica adattiva Keck scattata il 04 ottobre 2019 (vedi immagine sotto), portiamo una nuova stima per un diametro del nucleo di 2I/Borisov di 0,3 km, sebbene la dimensione reale sia probabilmente 2-3 volte inferiore a causa della rimozione incompleta della polvere dalla misurazione.



Utilizzando le immagini catturate dall'ARC da 3.5 m , il 12 settembre 2019 , i colori del filtro SDSS griz di 2I sono :

g −r = 0,54 ± 0,06 , r −i = 0,20 ± 0,04 , i − z = −0,23 ± 0,04.
Osservazioni BVRI sono state ottenute con il LOT con risultati nei seguenti colori: 
B - V = 0,76 ± 0,12 , V - R = 0,55 ± 0,09 , R - I = 0,37 ± 0,08.
Combinando i due dati qua sopra ne risultano i valori di:
B - V = 0,69 ± 0,09 , V - R = 0,40 ± 0,1 e R - I = 0,41 ± 0,07.
Che sono in buon accordo con i colori BVRI di LOT e con i colori BVRI ottenuti da Fitzsimmons et al. (2019) e Jewitt & Luu (2019).
Inoltre, usando le fotometrie g, r, i e z ottenute con ARC il 12 settembre 2019, inseriamo stime sul parametro Af ρ di 2I, un proxy per il tasso di produzione di polvere
Troviamo : 
(Af ρ) g = 113 ± 5 cm, (Af ρ) r = 185 ± 7 cm, (Af ρ) i = 223 ± 8 cm e (Af ρ) z = 180 ± 8 cm.
Valori tipici per il sistema solare.


GRAFICO - colori g - r vs. r - z di 2I tracciati con i colori g - r e r - z di altri corpi del sistema solare come il solare interno: Asteroidi come i tipi C, S e V, (Ivezi´c et al. 2001; Juri´c et al. 2002; DeMeo & Carry 2013), comete (Solontoi et al. 2012) e KBO (Ofek 2012). Lo schema di colorazione dei punti dati per gli asteroidi con i loro grigi colori è adattato da Ivezi´c et al. (2002). IMMAGINI A LATO - Mosaico di immagini in bande g, r, i, z di 2I scattate con ARC da 3.5 m , il 12 settembre 2019 e ZTF di pre-scoperta del 17 marzo 2019 e del 02 maggio 2019 ).



spettro di flusso IRTF SpeX di 2I acquisito il 29 settembre 2019. La linea bianca è lo spettro levigato di 2I con una media corrente di 30 pt (∼50 nm). Le linee blu e verde corrispondono alle stelle analogiche NH Peg G1.5V e HD 107146 G2V HN . La distribuzione spettrale di energia (SED) è complessivamente rosso-neutra con alcune lievi deviazioni nella gamma di 0,9-1,2 micron. I flussi g, r, i, ottenuti nelle osservazioni del 12 ottobre 2019 e i flussi zJHK ottenuti nelle osservazioni del 27 settembre con ARC, vengono sovrastampati sullo spettro e sono sostanzialmente in accordo con lo spettro. Le caratteristiche di emissione a circa 1,4 e ∼1,8 micron sono di origine atmosferica terrestre ).
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VIDEO:

C/2019 Q4 (Borisov) offerto da ALBINO CARBOGNANI per MEDIA INAF

LINK dal blog di Albino Carbognani:
https://asteroidiedintorni.blog/2019/09/13/la-prima-cometa-interstellare/

Immagini:
( Immagine composita bicolore di C/2019 Q4 (Borisov) che è la prima cometa interstellare mai identificata. Questa immagine è stata ottenuta utilizzando lo Spettrografo multi-oggetto del Gemini North (GMOS) del Mauna kea alle Hawaii. L'immagine è stata ottenuta con quattro esposizioni di 60 secondi in bande (filtri) r e g. I trattini blu e rosso sono immagini di stelle di sfondo che sembrano striate a causa del movimento della cometa ).

13 settembre 2019
( Osservatorio Astronomico Sormano - OAS ).

17 settembre 2019
( Gianluca Masi - Ceccano FR ).

26 novembre 2019:

Elaborazioni immagine HUBBLE della chioma della Borisov ormai prossima al perielio, ed il confronto con le dimensioni della Terra ).


Grafici Af(rho):
( Immagini GAMP - dalle osservazioni fatte si nota una bassa produzione di polveri in questo periodo, ma l'oggetto interstellare sta ancora avvicinandosi al Sole, e le comete possono sempre rivelare delle sorprese.... ).

Aggiornamento di marzo 2020:
''La 2I/Borisov si è fammentata''
In questi mesi il telescopio spaziale Hubble (HST), ha continuato a riprendere immagini  di questa cometa e ci sono delle interessanti novità, pubblicate sull’ATel #13611 da D. Jewitt (UCLA) e colleghi. Le immagini riprese il 23 marzo 2020 mostrano, all’interno della chioma della cometa, un singolo nucleo luminoso simile a quello osservato in tutte le precedenti immagini di HST. Al contrario, le immagini del 30 marzo 2020 mostrano un nucleo allungato di aspetto non stellare. Una morfologia di questo tipo è compatibile con la presenza di due componenti non risolte separate da 0,1 secondi d’arco (equivalenti a circa 180 km alla distanza della cometa) e allineate con l’asse principale della coma di polvere.



Questa duplicità indica l’espulsione di un frammento macroscopico da parte del nucleo, fatto confermato anche dai dati HST del 28 marzo. Se l’espulsione si è verificata attorno al 23 marzo, la velocità stimata di allontanamento del frammento è dell’ordine di 0,3 m/s. Velocità dello stesso ordine di grandezza si misurano anche nelle comete del Sistema Solare che si frammentano quando passano al perielio, ed è paragonabile alla velocità di fuga del nucleo della Borisov (che ha un diametro stimato dell’ordine di 1-2 km). Evidentemente il nucleo della cometa, già abbastanza fragile di suo, non ha resistito all’attività di sublimazione dopo il passaggio al perielio e si è frammentato. L’andamento della frammentazione viene continuamente monitorata da HST, non è escluso l’espulsione di ulteriori frammenti.


Venerdì 3 aprile 2020, un ulteriore telegramma di Bryce T. Bolin (Caltech/Ipac) e colleghi (ATel #13613) fa notare come il moto e la separazione angolare del frammento (che ha una dimensione stimata dell’ordine di 100 metri) sia compatibile con un’espulsione avvenuta il 7 marzo 2020, data in cui la cometa ebbe un improvviso aumento di luminosità di circa 0,7 magnitudini. In effetti, quando si stacca un frammento macroscopico da un nucleo cometario nuovo materiale volatile viene esposto in superficie e si può avere un improvviso aumento del tasso di sublimazione che porta a un outburst dell’attività nucleare. Se l’espulsione si è verificata attorno al 7 marzo, la velocità stimata di allontanamento del frammento è dell’ordine di 0,5 m/s. Velocità dello stesso ordine di grandezza si misurano anche nelle comete del Sistema solare che si frammentano quando passano al perielio, ed è paragonabile alla velocità di fuga del nucleo della Borisov

Ma la vicenda non finisce qua. Un ulteriore telegramma risalente a ieri, lunedì 6 aprile 2020, a firma di Qicheng Zhang (Caltech) e colleghi (ATel #13618), riporta la scomparsa del frammento che non è più visibile in immagini riprese da Hst il 3 aprile 2020. Al suo posto è visibile una nebulosità diffusa, segno che questo pezzo del nucleo della Borisov si è disintegrato completamente. L’andamento della frammentazione del nucleo della Borisov viene continuamente monitorata dagli astronomi, non è esclusa l’espulsione di ulteriori frammenti.

( La cometa Borisov ripresa il 3 aprile 2020 da HUBBLE mostra di nuovo un nucleo singolo e una nebulosità al posto del frammento secondario - Crediti: HST ).
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by INSA.



domenica 21 luglio 2019

1I/'OUMUAMUA - (2017 U1) , IL PRIMO CORPO INTERSTELLARE SCOPERTO, CHE SEMBRA VENIRE DA VEGA. by Andreotti Roberto - INSA.

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Aggiornato il 19/08/2019

1I 'Oumuamua



Attualmente si conosce con certezza un solo oggetto di origine INTERSTELLARE:

1I/'Oumuamua, noto anche come 2017 U1, è il primo asteroide interstellare di questa categoria che è stato catalogato. Un oggetto su una traiettoria iperbolica attraverso il sistema solare interno è stato scoperto dal sondaggio Pan-STARRS il 19 ottobre 2017 e ha ricevuto una designazione cometaria C / 2017 U1 (PANSTARRS). Successivamente è stato identificato nelle immagini del 14 ottobre da Catalina Sky Survey. Il 25 ottobre è stata assegnata una designazione asteroidale A / 2017 U1 in base alla mancanza di attività cometaria osservata. Il 6 novembre il Minor Planet Center gli ha assegnato la designazione 1I come primo oggetto di un nuovo schema di designazione per oggetti interstellari e hanno anche annunciato l'approvazione del nome "Oumuamua suggerito dal team Pan-STARRS, che in lingua Hawaiana vuol dire: '' Il primo arrivato ''.




Traiettoria:

Perielio0,25534 ± 0,00007 UA
semiasse-maggiore
−1,2798 ± 0,0008 UA 
Eccentricità1,19951 ± 0,00018
Velocità orbitale media
26,33 ± 0,01  km/s (interstellare) 
5,55 UA / anno
Anomalia media
36,425 °
Moto medio
0 ° 40 m  48,72 s / giorno
Inclinazione122,69 °
Longitudine del nodo ascendente
24,599 °
Argomento del perielio
241,70 °
Dalla ricostruzione della sua traiettoria (vedi sotto), si è ipotizzato che provenga dalla costellazione della Lira, vicino alla stella Vega, da cui è partito migliaia o milioni di anni fa.

( Il pallino ROSSO indica l'origine dell'oggetto, il pallino VERDE indica dove si stia dirigendo, il pallino VIOLA indica la apparente posizione sulla volta celeste quandi è stato individuato ).

Dati fisici:
Le dimensioni del corpo sono molto incerte, con maggiore probabilità si indicano in 230m×35m×35m (per un rapporto assiale 6:1 ed un albedo di 0,30), con un periodo di rotazione di circa 8.10h, si trova su un'orbita iperbolica con un perielio di 0.25534 UA e con un'eccentricità pari a 1.19951. 'Oumuamua possiede una velocità interstellare di 26,33 km/s.



assunto 
albedo

diametro effettivo (m)
dimensioni (m) per 
rapporto assiale 1: 5
dimensioni (m) per 
rapporto assiale 1:10
0.015101140 x 2301600 x 160
0.04260570 x 110810 x 81
0.10160360 x 72510 x 51
0.3093210 x 42290 x 29
0.9054120 x 24170 x 17

Curva di luce:
 
Le osservazioni della curva della luce rotazionale di 'Oumuamua hanno mostrato che ha una variazione della curva della luce molto estrema, implicando una forma altamente elogata. I risultati delle curve di luce riportati sono riassunti nella tabella seguente (valori derivati ​​tra parentesi).


periodo di rotazione (h)

ampiezza di grandezza

rapporto assiale implicito a / c
riferimento
8.11.85.3Bannister et al. (2017)
8,14 ± 0,022,11 ± 0,536,91 ± 3,41Bolin et al. (2017)
8,14 ± 0,021,54 ± 0,14,13 ± 0,48Bolin et al. (2017)
7,5483 ± 0,0073> 2.510Drahus et al. (2017)
6,831[≥1.75]≥5Fraser et al. (2017)
8,2562,0 ± 0,2[6.3 ± 1.2]Jewitt et al. (2017)
> 3-5≥1.2≥3Knight et al. (2017)
7.34[2.5 ± 0.1]10 ± 1Meech et al. (2017)

Molti dei risultati pubblicati sono solo per osservazioni di rotazione parziale, quindi impostano solo un limite inferiore alla variazione di magnitudine. Fraser et al. (2017) suggeriscono che Meech et al. (2017) potrebbe sovrastimare la vera ampiezza della curva della luce dato che queste osservazioni avevano un angolo di fase diverso da zero. In alternativa, tutte le osservazioni che non stavano osservando dal piano perpendicolare all'asse di rotazione di 'Oumuamua potevano sottovalutare la vera ampiezza massima della curva luminosa. Quindi è plausibile concludere che 'Il rapporto assiale di 'Oumuamua (a / c) è tra 5: 1 e 10: 1.



Colore:
Sono state riportate conclusioni alquanto contraddittorie sul colore di 'Oumuamua. Le osservazioni indicano generalmente che è rossastro, ma non rosso come gli oggetti transnettuniani. I colori riportati nei canali standard sono riepilogati di seguito; questi risultati variano di circa il 50% nella pendenza spettrale (cioè "arrossamento" degli spettri). La tabella e la figura sotto riassumono questi risultati.



colorecoloreriferimento
BV0,70 ± 0,06Jewitt et al. (2017)
VR0,45 ± 0,05Jewitt et al. (2017)
gr0,47 ± 0,04Bannister et al. (2017)
gr0,63 ± 0,31Bannister et al. (2017)
gr0,41 ± 0,24Bolin et al. (2017)
gr0.47Masiero (2017)
gr0,84 ± 0,05Meech et al. (2017)
gr0,60 ± 0,23Ye et al. (2017)
gY1,60 ± 0,20Meech et al. (2017)
RI0,36 ± 0,16Bannister et al. (2017)
RI0,23 ± 0,25Bolin et al. (2017)
RI0,29Meech et al. (2017)
rJ1,20 ± 0,11Bannister et al. (2017)
rz0.58Masiero (2017)
rz0.41Meech et al. (2017)

( Analisi spettrale molto approssimativa e contraddittoria ).

Fraser et al. (2017) e Fitzsimmons et al. (2017) suggeriscono che i vari risultati possono essere spiegati dal periodo rotazionale se una regione di 'Oumuamua è più rossa della superficie rimanente. Fitzsimmons et al. (2017) riportano spettri a risoluzione più elevata, scoprendo che i colori sono più coerenti con gli asteroidi Troiani di Giove rispetto ai tipici oggetti del sistema solare esterno, quindi di tipo spettrale D
Entro i limiti della risoluzione degli spettri, non hanno trovato caratteristiche di assorbimento specifiche attribuibili a ghiacci o minerali rocciosi.

( Dal blog di Bacci Paolo - GAMP ).

Classificazione:
La possibile esistenza di asteroidi interstellari come pure di comete interstellari è stata ipotizzata da decine di anni, ma fino alla scoperta di 2017 U1 l'esistenza di questi tipi di oggetti era solo una teoria. 
La sua scoperta ha imposto quindi alla IAU la necessità di stabilire una nuova denominazione nonché di dare un nome all'oggetto. 
In tempi molto rapidi l'oggetto è stato quindi denominato ufficialmente 1I/'Oumuamua, in cui il numero 1 indica che si tratta del primo oggetto di questo tipo catalogato, la I proviene dall'indicazione ''Interstellare''.


Caratteristiche anomale e implicazioni per l'origine:
Mentre piccoli oggetti di origine interstellare non sono inaspettati, molte delle caratteristiche di 'Oumuamua sono anomalie rispetto alle aspettative basate sulle osservazioni del nostro sistema solare e aspettative basate sulle nozioni prevalenti di formazione ed evoluzione del sistema planetario. In sintesi:
  • apparente mancanza di sostanze volatili (ghiaccio);
  • rapporto assiale / forma estremi;
  • disomogeneità superficiale apparente.

L'apparente mancanza di sostanze volatili è sorprendente perché la maggior parte dei detriti del sistema planetario espulsi nello spazio interstellare dovrebbe essere materiale cometario. Questo perché abbondanze di elementi stellari implicano che la maggior parte dei detriti planetari è ghiacciata/volatile e il materiale cometario tende a risiedere a maggiori distanze dalla stella o dalle stelle centrali e quindi è più facile diventare non legato gravitazionalmente. Tuttavia, questo è nel contesto delle ipotesi esistenti relative alla formazione del sistema planetario. Jackson et al. (2017) suggeriscono che i sistemi stellari binari possono espellere tanti o più planetesimi rocciosi di quelli ghiacciati.

Il rapporto assiale estremo si rivela essere un valore anomalo tra i piccoli corpi del sistema solare da 1 su 100 a 1 su 10.000. Gli oggetti di dimensioni superiori a 200 km a 600 km (a seconda della composizione) tenderanno ad essere in equilibrio idrostatico a causa dell'auto-gravitazione. Possono essere ellissoidali per corpi a rotazione rapida, ma con una rotazione più rapida tenderanno a fissione in binari prima di raggiungere forme estreme.
Il fatto che 'Oumuamua ruoti suggerisce fortemente che si tratta di un corpo rigido con elevata resistenza interna, in quanto un corpo con bassa resistenza interna (una pila di macerie) smorza rapidamente qualsiasi allungamento tramite la riconfigurazione interna fino a quando non si assesta in un singolo stato di rotazione dell'asse principale ( Fraser et al., 2017). La spiegazione alternativa è che 'Oumuamua è stato recentemente turbato dalla rotazione in rovina, sebbene ciò sembri improbabile dato che sembra aver viaggiato per molto tempo nello spazio interstellare.

APPROFONDIMENTO:
http://www.johnstonsarchive.net/astro/oumuamua.html
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Dal GAMP, gruppo astrofili montagna pistoiese:

La sera del 19/10/2017 sulla pagina NEOCP del Minor Planet Center era presente l'oggetto denominato P10Ee5V scoperto dal telescopio F51 Pan-STARRS 1, Haleakala che aveva effettuato 4 misure di posizione. In considerazione della sua velocità angolare di 13,97”/min indicata dalle effemeridi pubblicate, apparentemente sembrava trattarsi di un NEA particolarmente vicino.
Dall'Osservatorio Astronomico della Montagna Pistoiese, struttura pubblica del comune di San Marcello Piteglio, Paolo Bacci (Responsabile della Sezione di Ricerca Asteroidi dell' Unione Astrofili Italiani) e Martina Maestripieri del GAMP – Gruppo Astrofili Montagna Pistoiese -, utilizzando il telescopio principale con un diametro di 0.60-m f/4, FOV di 35'x35' e una risoluzione di 2”/pixel, nel corso di una sessione di ricerca e follow-up di asteroidi, hanno puntato il telescopio in direzione dell'oggetto P10Ee5V.
Vengono acquisite immagini da 15 secondi ciascuna e sommate con la tecnica dello stack, al fine di aumentare il rapporto SNR per ottenere misure astrometriche più precise possibile. Con questa procedura sono state ottenute 3 misure di posizione. In figura 1 la prima immagine ottenuta dall'osservatorio di San Marcello Pistoiese.


Utilizzando uno specifico programma le misure ottenute dall'osservatorio montano vengono confrontate con quelle dei professionisti al fine di controllarne la qualità. Come di consuetudine viene inviata una mail al MPC con i dati raccolti per poi essere verificati e pubblicati sulla relativa pagina web dell'oggetto, assieme alle eventuali misure di altri osservatori sparsi per il mondo.
Ma stavolta qualcosa non va a buon fine, infatti sono presenti le misure del telescopio professionale I52 Steward Observatory, Mt. Lemmon Station, ma non quelle dell'osservatorio montano.
Pertanto si processano tutte le misure e con sorpresa si nota che non “ fittano” ovvero non si riesce a trovare un'orbita ragionevolmente coerente con un asteroide di tipo NEA. Dopo una serie di simulazioni si ottiene un'orbita con bassi residui ma alquanto stravagante: ha un'eccentricità e= 1,21 !!! Questo significa che l'orbita non è un'ellisse ma una iperbole.
Nei giorni successivi arrivano altre osservazioni e finalmente anche le misure ottenute da Paolo Bacci e Martina Maestripieri vengono inserite: sono le prime dopo gli scopritori, ovvero hanno confermato l'esistenza dell'oggetto.
La sorpresa arriva il 25 ottobre quando esce la pubblicazione ufficiale del MPC con circolare MPEC 2017-U181: COMET C/2017 U1 (PANSTARRS), dove viene annunciata la scoperta dell'oggetto, che conferma la sua natura interstellare.

LEGGI TUTTO:
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SI IPOTIZZA CHE OGNI TRENTA ANNI UN OGGETTO COME 'OUMUAMUA POTREBBE IMPATTARE CON IL SOLE, MENTRE UN PAIO POTREBBERO PASSARE OGNI ANNO ENTRO L'ORBITA DI MERCURIO:
 



Il 19 ottobre 2017, il telescopio Panoramic-Survey e il (PanSTARrs-1) nelle Hawaii ha annunciato il primo rilevamento di un oggetto interstellare, di nome 1I/2017 U1 'Oumuamua. Nei mesi che seguirono, sono state condotte diverse osservazioni per saperne di più su questo visitatore, così come per la risoluzione della controversia sul fatto che si possa trattare di una cometa o di un asteroide.

Piuttosto che risolvere la disputa, ulteriori osservazioni hanno solo aumentato il mistero, dando anche adito a bufale, che potrebbe essere una vela solare extra-terrestre. Per questo motivo, gli scienziati sono molto interessati a trovare altri esempi di oggetti come ' Oumuamua. Secondo un recente studio di un team di astrofisici di Harvard, è possibile che tali oggetti interstellari entrino nel nostro sistema e finiscano per cadere nel nostro abbastanza regolarmente.

Il recente studio, intitolato: (trad. IT): "Alzando il calore su 'Oumuamua(art. in Inglese titolo originale : “Turning up the heat on ‘Oumuamua“ ), pubblicato on-line ed è stato presentato per la pubblicazione ai vari di giornali di astrofisica. Lo studio è stato condotto da John Forbes  dell'Harvard-Smithsonian Center per l'astrofisica - Istituto per la teoria e il calcolo (ITC), dal Prof Abraham Loeb, il direttore della ITC, a da Frank B. Baird Jr. Prof. della scienza con la cattedra di astronomia al Dipartimento all'Università di Harvard.

Per ricapitolare, quando 'Oumuamua è stato rilevato per la prima volta, l'oggetto era a circa 0,25 AU dal sole e già sulla sua via d'uscita dal sistema solare. Sulla base della sua traiettoria, si è concluso che ' Oumuamua era di origine extra-solare, piuttosto che essere un oggetto di lungo periodo che ha avuto origine nella nube Oort. Gli astronomi inoltre hanno notato che è sembrato avere un'alta densità (indicativo di una composizione rocciosa e metallica) e che stava girando velocemente.

Ciò ha dato luogo alla teoria che piuttosto che essere una cometa interstellare, 'Oumuamua era in realtà un asteroide interstellare. Ciò era confermato con il fatto che non aveva avuto alcuna emissione gassosa, o forma una coda quando ha fatto il relativo passaggio più vicino al sole. Tuttavia, come 'Oumuamua ha cominciato a fare la sua via d'uscita dal sistema solare, un altro gruppo di ricerca ha osservato che ha sperimentato un aumento della velocità.

Questo comportamento strano, ancora una volta ha portato gli scienziati ad ipotizzare che 'Oumuamua potrebbe essere una cometa, ipotizzando la fuoriuscita di gas come risultato del riscaldamento solare, che spiegherebbe il suo improvviso cambiamento di velocità. Purtroppo, tra il fatto che l'oggetto non aveva sperimentato alcuna emissione più vicino al sole, o sperimentato una rapida evoluzione nella sua rotazione (che accompagna l'improvviso rilascio di materiale), gli scienziati sono stati ancora una volta spiazzati e senza ipotesi serie.

Indipendentemente dalla sua vera natura, il fatto che 'Oumuamua ha sfidato la classificazione ha reso il tema di grande interesse.

Come ha detto il Prof Loeb:

"La scoperta di 'Oumuamua ci permette di calibrare l'abbondanza di oggetti interstellari della sua dimensione, sulla base del tempo di indagine e la sensibilità dei telescopi PanSTARrs. Ci dovrebbe essere approssimativamente un quadrilione (10E15) di tali oggetti per ogni stella della Via Lattea. Una piccola frazione di questi oggetti passa nei pressi di Giove ed abbastanza vicino per rimanere intrappolati nel nostro sistema.''

In uno studio precedente, il Prof. Loeb e Manasvi lingam hanno calcolato che il sistema solare ospita circa 6.000 oggetti interstellari intrappolati. In uno studio, Loeb e Amir hanno identificato quattro candidati, ed hanno indicato che molti di più saranno probabilmente scoperti con il (LSST), e che in futuro potrebbero anche essere studiati da una missione robotica.

Da questo studio, sono stati in grado di ottenere stime su quanto spesso questi oggetti si scontrano con il nostro Sole, e come molti di questi sono suscettibili di avere un origine interstellare. Come ha detto Loeb:

"Abbiamo trovato che tali oggetti si scontrano con il sole una volta ogni 30 anni, mentre circa 2 passano all'interno dell'orbita di mercurio ogni anno. Abbiamo identificato gli orientamenti preferiti per le orbite degli oggetti interstellari e abbiamo concluso che almeno uno degli oggetti noti del sistema solare è di origine extrasolare. "

Forbes e Loeb nel loro lavoro, identificarono anche i probabili orientamenti orbitali che gli oggetti extrasolari avrebbero nel nostro sistema solare, utilizzando i dati del sistema internazionale di riferimento celeste (ICRS). Come per il precedente studio condotto da Loeb e Lingam, hanno anche identificato alcuni oggetti noti nel sistema solare che hanno questi orientamenti.

Questi dati sono stati tratti dal (NASA JPL Small-Body database9, e la maggior parte dei quali appartengono al gruppo Kreutz una famiglia di comete che hanno orbite che li portano molto vicino al Sole al perielio. Di questi, Forbes e Loeb hanno identificato alcuni corpi che potrebbero essere di origine interstellare in base all'inclinazione delle loro orbite.

Dalla scoperta di 'Oumuamua (e per la nostra incapacità di risolvere la questione della sua vera natura), gli scienziati sono ansiosi di trovare un altro oggetto interstellare nel nostro sistema solare per studiarlo.
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Magnitudine visuale:
( nel grafico si riporta la variazione della magnitudine visuale dalla Terra, relativa al passaggio di 'Oumuamua nel nostro sistema solare, al massimo ha toccato una magnitudine di poco inferiore a +20, ben lontano dall'essere accessibile a piccoli telescopi, ricordiamo che le sue dimensioni sono molto ridotte, con circa 200m di lunghezza e solo 35m di larghezza ).

(ricostruzione artistica).
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A cura di Andreotti Roberto.